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Dopo anni di rinvii e ostacoli, la proposta di legge sul Biotestamento arriva in Aula a Montecitorio per iniziare la discussione generale. La Camera ha avviato l’esame del ddl sulle Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, sul testo unificato uscito dalla commissione. “Ognuno di noi”, ha detto la relatrice Donata Lenzi (Pd), “è chiamato ad assumere una decisione difficile in un clima, mi auguro, di ascolto reciproco. Siamo chiamati a una mediazione alta, da cercare con metodo laico. Mediazione non gerarchia tra valori”. La legge non è mai stata tra le priorità degli ultimi governi, tanto che a dieci anni dalla morte di Eluana Englaro ancora non ci sono stati cambiamenti a livello normativo. Il tema è tornato al centro del dibattito politico dopo che Dj Fabo (il 40enne Fabiano Antoniani) è stato costretto ad andare in Svizzera per richiedere il suicido assistito. Questo pomeriggio (dalle 16.45 alle 19) davanti a Montecitorio ci sarà un presidio organizzato da Radicali italiani e Associazione Luca Coscioni per chiedere “una assunzione di responsabilità da parte del Parlamento sul tema del fine vita, contro le manovre in atto per allungare i tempi”.

Il testo – Il provvedimento si compone di 6 articoli. L’articolo 1 riguarda le linee generali di disciplina del consenso informato, prevedendo che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge. I principi cui ci si richiama sono quelli contenuti negli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e di cui agli articoli 1 (Dignità umana), 2 (Diritto alla vita) e 3 (Diritto all’integrità della persona) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Il testo promuove e valorizza la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico, che trova il suo presupposto e atto fondante nel consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. Vengono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari, o la parte dell’unione civile, o il convivente oppure una persona di sua fiducia.

Viene poi disciplinato il diritto all’informazione, ovvero il diritto di ogni persona di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo e comprensibile sulla propria diagnosi, la prognosi, i benefici ed i rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati e le possibili alternative; le conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia. La persona ha anche il diritto di rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni e di indicare i familiari o una persona di sua fiducia incaricati di ricevere le informazioni in sua vece. Sia il rifiuto che la rinuncia alle informazioni nonché l’eventuale indicazione di un incaricato vengono registrati nella cartella clinica e nel fascicolo elettronico. Il consenso deve essere espresso in forma scritta oppure, qualora le condizioni fisiche del paziente non consentano di rispettare quest’ultima, attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Spetta ad ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere il diritto di rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia – o singoli atti del trattamento stesso – nonché quello di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento, comprese la nutrizione e l’idratazione artificiali.

L’accettazione, la revoca e il rifiuto sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico. Al paziente in ogni caso è sempre riconosciuta la possibilità di modificare la propria volontà. Con una norma di garanzia viene anche stabilito che il rifiuto o la rinuncia al trattamento sanitario non possono comportare l’abbandono terapeutico. Il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente ed in conseguenza è esente da ogni responsabilità civile o penale. In ogni caso il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. Viene poi stabilito che nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico assicura l’assistenza sanitaria indispensabile rispettando, ove possibile, la volontà del paziente e che ogni azienda sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena attuazione dei principi della legge.

Fi: “Da noi 48 emendamenti, voto dipende da atteggiamento del governo” – Forza Italia ha deciso di presentare 48 emendamenti, a firma Palmieri-Sisto, i quali sono stati sottoscritti dalla stragrande maggioranza dei deputati di Forza Italia. “Sul cosiddetto biotestamento vedremo”, ha detto il capogruppo Renato Brunetta, “quale atteggiamento avrà il governo e quale atteggiamento avrà la maggioranza”. Chi invece non accetta mediazioni è la deputata Daniela Santanchè: “Decidere di morire non è un atto di coraggio e lo Stato italiano non dovrebbe sostenere questo atteggiamento. Nessuno in un paese civile può sentirsi libero di non curarsi”.

Monsignor Paglia: “Serve un accordo ampio” – “Sul tema è intervenuto anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita: “Sul disegno di legge sul testamento biologico, che non c’entra nulla né con l’eutanasia né con il suicidio assistito, mi auguro che ci sia l’accordo più ampio possibile in Parlamento”, ha detto in un’intervista a Famiglia Cristiana. “Mentre va rispettata la volontà del malato sull’accesso o meno alle terapie, volontà garantita dal dettato costituzionale. Inoltre, si deve contrastare, da un lato, ogni forma di accanimento terapeutico, dall’altro, va dato largo spazio alle cure palliative per non far soffrire il malato”. Paglia ha quindi aggiunto: “Mi chiedo spesso perché tanta fretta per legiferare sulla eutanasia e si tace del tutto senza neppure un cenno programmatico per contrastare gli abbandoni terapeutici che sono una pratica più che diffusa e che riguarda decine di migliaia di malati? Non sarebbe urgente un sussulto di civiltà per aiutare questi ultimi a vivere?”.

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