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di Pierluigi Roi

Formaggi  meno costosi, auto europee più economiche e una più ampia gamma di vini e liquori a prezzi inferiori. Questi alcuni degli effetti per i consumatori canadesi del trattato Ceta (Canada europe trade agreement) che elimina o riduce le tariffe per il 98% dei prodotti. Da notare che questi tre esempi (formaggi, auto e vini) sono già settori trainanti dell’export italiano in Canada. Attualmente il Canada importa 18.500 tonnellate di formaggio europeo e la quota verrà innalzata, nell’arco di 5 anni, a 30mila tonnellate.

Il trattato prevede anche che vengano protetti i prodotti Dop e Igp, come il parmigiano reggiano, il grana padano o i formaggi francesi. Il trattato Ceta avrà quindi effetti negativi per il mercato caseario canadese, con una perdita annuale di oltre 116 milioni l’anno, equivalente alla diminuzione del 2% della quota di mercato.

Fra le aziende che verranno colpite anche la marca Saputo con sede a Montreal, e proprietaria del Bologna Calcio. Il governo canadese, per questo, ha stanziato 350 milioni di dollari per aiutare il settore a modernizzarsi e quindi a essere più competitivo sul mercato internazionale.

Il trattato Ceta si rivela invece molto positivo per l’esportazione di carne canadese in Europa, attualmente a livelli che oscillano dai 6 ai 10 milioni l’anno, e che subirebbe secondo le stime dell’associazione allevatori dell’Alberta un’impennata che potrebbe triplicare le esportazioni in pochi anni.

Soddisfazione è stata espressa anche dal settore agricolo: in questo caso il Ceta darà ai coltivatori canadesi un netto vantaggio rispetto ai produttori americani con possibile aumento delle esportazioni di grano duro non solo in Italia ma nel resto d’Europa.

Alcuni marchi automobilistici europei come Bmw, Audi, Alfa e Maserati vedranno ridurre gradualmente, entro il 2024, il tasso doganale al 6,1%. Azzerate le tariffe per i vini e gli alcolici importati in Canada: una più ampia scelta a prezzi più vantaggiosi per i consumatori, ma anche maggiori possibilità di penetrazione  del mercato per le aziende italiane.

Ma diamo uno sguardo alle cifre dell’interscambio commerciale Italia-Canada negli ultimi anni.
La bilancia commerciale bilaterale tra Italia e Canada ha segnato nel 2015 risultati decisamente positivi: dopo la crescita record dell’interscambio dell’anno precedente, l’Italia si è confermata l’ottavo fornitore del Canada con un volume dell’interscambio bilaterale di circa 7,7 miliardi di dollari canadesi nei primi dieci mesi del 2015 e una crescita delle esportazioni del +13% rispetto allo stesso periodo del 2014.

Fra i tre prodotti maggiormente importati troviamo macchinari, bevande e prodotti farmaceutici, che costituiscono il 43.2% delle importazioni totali dall’Italia. Nel 2014 l’Italia si e’ classificata dodicesima nel mondo e sesta in Europa tra i paesi di provenienza delle importazioni, compresi beni e servizi, verso il Canada. In base ai dati analizzati, una volta implementato il trattato, i produttori europei risparmieranno in tariffe e dazi doganali 470 milioni di euro l’anno, mentre le aziende canadesi risparmieranno 158 milioni.

Come menzionato dal presidente del consiglio europeo Donald Tusk, la firma del trattato è un segnale contro il nazionalismo oltre che un’intesa a favore del libero scambio.

Il Ceta non è un trattato perfetto, ma potrebbe dare nuova linfa commerciale, in un periodo di incertezza economica determinata dal Trump-economics, una sorta di isolazionismo doganale nel nome del made in Usa, e dalle emergenti economie asiatiche.

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L’articolo Ceta, gli effetti dell’accordo Ue-Canada per i consumatori canadesi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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