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Polemica durante il ‘confronto all’americana’ relativo all’audizione Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza della Banca d’Italia, e di Angelo Apponi, dg della Consob, dinanzi alla Commissione di inchiesta sul sistema bancario. Sono trascorse ben 5 ore dall’inizio dei lavori e il deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione, Renato Brunetta, prende la parola, avvalendosi frequentemente, nel corso del suo lungo e veemente intervento, dei fitti suggerimenti del senatore Bruno Tabacci, seduto al suo fianco. Brunetta accusa i colleghi di praticare un “riduzionismo patologico” nell’affrontare le questioni dibattute: “Io vorrei tornare a un sano olismo per chiarire i problemi. Smettiamola con questo riduzionismo”. Fioccano le proteste in sala e il presidente della Commissione, Pierferdinando Casini, si dimena per placare le contestazioni: “Colleghi, e io che cosa devo fare? Vi faccio una domanda retorica, come fa di solito Brunetta con le sue domande che, in realtà, hanno le loro risposte: potrei mai io bloccare il vicepresidente Brunetta? No, non lo posso fare. Io non blocco quasi nessuno, perché sono un liberale“. Si ode la voce del presidente del Pd, Matteo Orfini, che chiede insistentemente di intervenire sull’ordine dei lavori. Casini gli dà la parola, dopo l’intervento di Barbagallo. E Orfini osserva: “Presidente, le vorrei chiedere uno sforzo in più, perché è faticoso per tutti, soprattutto per i nostri auditi e testimoni. Siamo qui da stamattina e durerà ancora a lungo, quindi dobbiamo tutti concentrarci su quello che avviene. Le chiedo di cercare di mantenere rigore nella gestione della presidenza sugli interventi e sulle domande. È la quarta volta” – continua – “che il vicepresidente Brunetta, invece di audire o interrogare il testimone, fa una riflessione politica. E allora decidiamo che destiniamo una parte di questi nostri lavori al dibattito politico. Siamo una commissione d’inchiesta e di momenti in cui io, Brunetta e altri possiamo parlare di politica ed esprimere il nostro parere sull’universo mondo ne abbiamo tanti. Quindi, qui cerchiamo di fare i commissari e chiedo a lei, presidente Casini, di intervenire”. Brunetta perde le staffe: “Ma non mi faccio giudicare da un collega! Può giudicarmi il presidente, ma un collega non può dirmi queste cose”. “E se ne faccia una ragione“, replica Orfini. Brunetta si alza e se ne va, salvo poi tornare dopo qualche minuto

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