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Matteo Renzi non si scoraggia. Il giorno dopo aver incassato il no del il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e del commissario agli affari economici Pierre Moscovici, il segretario del Pd torna alla carica, rimette sul tavolo la sua proposta di far salire il deficit al 2,9% del pil per cinque anni per recuperare risorse con cui ridurre le tasse e sfida Bruxelles: lo scontro con l’Ue, ha spiegato a Radio Kiss Kiss, “è un film già visto: tre anni fa, quando abbiamo fatto la battaglia per la flessibilità, l’Europa all’inizio diceva ‘non esiste’. E invece nel giro dei sei mesi, combattendo una battaglia durissima, la flessibilità ce la siamo presa, 20 miliardi. E’ stato un successo politico. La proposta di tornare a Maastricht chiunque governerà sarà ripresa perché è talmente forte e articolata che segnerà il dibattito e la partita la vinceremo”.

“Questa idea funziona e sono convinto che anche altri partii, dalla destra alla sinistra, dovrebbero prenderla in considerazione – ha proseguito Renzi – chiunque sarà presidente del Consiglio la mia proposta sarà presa in considerazione. E’ importante che altri partiti e le altre forze politiche italiane capiscano che non è solo la proposta del Pd e di Renzi ma serve agli italiani: se potessimo con la riduzione del debito avere un margine di 30 miliardi, potremmo allargare la platea degli 80 euro, o introdurre l’assegno universale per i figli. Intervenire sui figli, sul costo del lavoro, sul ceto medio si può fare se si abbassano 30 miliardi di tasse”.

Una proposta che, nonostante le rassicurazioni dell’ex premier, è stata accolta con freddezza dai vertici dell’Unione Europea. Se il portavoce di Jean-Claude Juncker si è limitato a un gelido “non commentiamo le parole di persone al di fuori della cerchia di governo”, Jeroen Dijsselbloem è entrato nel merito: “Stare al 2,9% sarebbe fuori dalle regole di bilancio, non è una decisione che un Paese può prendere da solo, in questa unione monetaria ci si sta insieme”, il commento del presidente dell’Eurogruppo. Cui Renzi ha replicato definendolo “l’olandese che diceva che gli italiani spendevano i soldi della flessibilità in donne ed alcool. Io gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro”.

Il leader democratico torna anche sulla polemica scaturita dallo slogan di chiara ispirazione salviniana lanciato pochi giorni fa: “Aiutiamoli davvero a casa loro è una frase di buonsenso – spiega Renzi – Salvini lo dice ma non lo fa. Il 99% degli italiani dice una cosa semplice: dobbiamo salvare tutte le vite umane e integrare chi viene da noi, non a caso sono a favore dello ius soli, tuttavia non possiamo pensare che vengano tutti da noi. C’è un numero chiuso oltre il quale non si può andare perché l’Italia non può essere il Paese che accoglie tutti”.

E a chi gli ricorda che nella campagna referendaria aveva promesso di lasciare la politica in caso di sconfitta, l’ex premier replica: “Quando ho perso volevo andarmene, mi sono dimesso da tutto, da presidente del Consiglio e segretario del Pd. Ma quando hai un milione di persone che dicono: ripartiamo insieme, non ti puoi dimettere da cittadino… allora sono tornato sui miei passi. Poi ho il grande orgoglio di dire che mi sono dimesso da tutto e siamo talmente pochi che in Italia potremmo fare un club”.

L’articolo Conti pubblici, Renzi torna alla carica: “Tre anni fa Ue diceva no alla flessibilità, ma abbiamo vinto noi. Film già visto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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