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A tre mesi dal voto di fiducia al Senato, il governo porrà la fiducia sul ddl di riforma del processo penale. Oggi è previsto l’inizio delle votazioni in Aula sul provvedimento che è alla lettura finale e contiene tra l’altro la delega sulle intercettazioni.

La decisione di chiedere la fiducia è maturata in relazione alla necessità di approvare in via definitiva il testo. In Aula sono infatti previste circa 100 votazioni ma sul 70% degli emendamenti è stato chiesto il voto segreto. Dunque, per condurre in porto la riforma senza modifiche, il governo – spiegano fonti parlamentari – ha chiesto di porre la fiducia sul testo, come già fatto al Senato. Si confermano così i rumor sulla fiducia che, nei giorni scorsi, avevano già scatenato la contrarietà di Mdp e dei centristi e quella dell’Unione delle Camere penali e dell’Associazione nazionale magistrati.

Su intercettazioni e prescrizione, temi delicati, non ci saranno infatti voti segreti. Ma lo spettro dei franchi tiratori tornato ad aleggiare nei giorni scorsi ha “consigliato” di porre la fiducia sul provvedimento. Il tema non è solo il fuoco amico, dentro e fuori il Pd, che potrebbe far cadere il governo nel silenzio dell’urna, ma anche il rischio di affossare una legge attesa da anni, discussa per più di due anni in commissione e che la fiducia l’ha già incassata in Senato.

L’iter del provvedimento è stato particolarmente tormentato. Dopo il via libera della commissione Giustizia del Senato ai primi d’agosto dell’anno scorso, in Aula si era arenato l’11 ottobre, impallinato dalle tensioni fra Ap e Pd e dal clima di attesa per il referendum sulle riforme costituzionali. E così, non era  tornato all’attenzione dell’assemblea prima del 28 febbraio scorso. Per poi ricevere il sì il 15 marzo solo grazie al voto di fiducia.

I punti fondamentali sono la prescrizione, la delega sulle intercettazioni e la riforma dell’ordinamento penitenziario. Per quanto riguarda la prescrizione si prevede un massimo di 3 anni per la sospensione dei termini: in caso di condanna in primo grado, uno stop di un anno e mezzo tra il processo di primo grado e l’appello, e la medesima sospensione tra secondo grado e Cassazione. L’aumento dei termini di prescrizione, con uno stop fino a 18 anni, è poi previsto per i reati contro la pubblica amministrazione, come la corruzione.

Sempre per quanto riguarda la durata del procedimento, se il testo dovesse ricevere il sì di Montecitorio, si inserisce il limite di 3 mesi per decidere se procedere o archiviare. Allo scadere del termine della durata massima delle indagini preliminari il pm avrà tempo 3 mesi per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale. Il limite – dopo una modifica introdotta nel corso dell’esame dell’aula – potrà essere prorogato di altri 3 mesi per inchieste di particolare complessità. Il limite previsto per i reati di mafia e terrorismo è invece di 12 mesi. In caso di mancata decisione entro il termine previsto l’indagine sarà avocata dal procuratore generale presso la Corte d’appello. Le nuove regole si applicheranno solo alle nuove iscrizioni di reato. Si introduce inoltre l’obbligo di archiviazione quando la persona offesa non abbia presentato opposizione e pm o pg insistano nel richiedere l’archiviazione stessa. Di contro viene abrogata la disposizione in base alla quali l’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti per i procedimenti in camera di consiglio.

Molto discusso anche il punto che riguarda le intercettazioni. Nel ddl si prevede anche una delega al governo per la famosa questione della pubblicazione delle intercettazioni con l’inserimento di udienze filtro durante le quali i magistrati possono eliminare dagli atti quelle non penalmente rilevanti o che ledono la privacy soprattutto di soggetti terzi.

L’articolo Ddl penale, governo porrà fiducia alla Camera per evitare la trappola del voto segreto e dei franchi tiratori proviene da Il Fatto Quotidiano.

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