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Il decreto sui vaccini è stato firmato dal presidente Sergio Mattarella, poco fa la conferenza della ministra Beatrice Lorenzin per la sua presentazione. Tutto l’impianto del decreto e la sua ideologia coercitiva di fondo è stata confermata: per chi non vaccina i figli, oltre alle sanzioni pecuniarie, a rischio la responsabilità genitoriale con la segnalazione al Tribunale dei minori.

I vaccini obbligatori sono 12 per i bambini e i ragazzi da 0 a 16 anni, tutti gratuiti. Il certificato vaccinale o la documentazione per l’esonero e il differimento della vaccinazione dovranno essere presentati all’atto di iscrizione a scuola; per quest’anno il termine è fissato al 10 settembre 2017. Il genitore può anche auto-certificare l’avvenuta vaccinazione, ma dovrà presentare il certificato entro il 10 luglio di ogni anno.

Questi in sintesi i contenuti principali del decreto ma qual è il suo significato e il suo senso? Il governo ha tirato dritto per la sua strada cioè ha ignorato una parte importante della società che proprio perché non aprioristicamente contro i vaccini chiedeva semplicemente condivisione, responsabilizzazione e esercizio della propria coscienza genitoriale e soprattutto consapevolezza e trasparenza.

Nel fare questo il governo, con l’appoggio di tutta la medicina ufficiale e della maggior parte dei media, ha scientemente avallato un’operazione di falsificazione del dissenso, mostrandolo come se fosse ontologico, cioè contro i vaccini, e non per quello che effettivamente è, cioè un dissenso epistemologico e metodologico per una strategia partecipata e consapevole di innalzamento della copertura vaccinale.

La falsificazione politica del dissenso nei confronti del decreto è diventata così parte integrante di una strategia impositiva che va ben al di là delle questioni scientifiche: questo decreto nasce scegliendo a priori di contrapporsi ad una parte importante della società, per questo decreto la società non è interlocutore ma controparte. Una follia.

L’ideologia sottostante è agghiacciante e si appalesa con i tratti di un igienismo tecnocratico da Ministero degli interni: non esistono le persone con le loro legittime complessità e le loro culture ma solo milioni di banali e indifferenziati macro-organismi, tutti indistintamente potenziali portatori di micro-organismi da sopprimere il più tempestivamente possibile. Quindi, solo un problema di ordine pubblico. Questa ideologia che esiste solo in ragione di una politica insipiente è la più lontana da una ragionevole e moderna idea di scienza: per essa valgono solo le evidenze scientifiche, le statistiche, i dati epidemiologici e in nessun caso sono ammesse contraddizioni, aporie, dati di fatto contrari, esperienze individuali, effetti paradossali, semplici diversità, singolarità.

La medicina ne esce male: la sua poca trasparenza e la sua tanta reticenza non contribuirà ad attenuare la diffidenza sociale nei suoi confronti ma la accentuerà. I medici non hanno saputo convincere, non hanno saputo ricondurre ad una versione accettabile i tanti e diversi fenomeni che si correlano ai vaccini, non hanno saputo rassicurare sul loro uso. L’unica cosa che hanno fatto è imporre il vaccino quasi fosse un farmaco perfetto e chiedere alla società un atto di fede nei suoi confronti. La medicina si illude di risolvere i suoi problemi con la società postmoderna con i Tso. Altra follia.

Tutta l’operazione resta adombrata da sospetti di strumentalità politica legata anche alle prossime scadenze elettorali dal momento che non esistono condizioni di urgenza per giustificare la fretta di fare un decreto. Per di più molto forti restano i sospetti di conflitto di interesse tra i suoi principali supporter (quasi tutti nei board scientifici delle principali case farmaceutiche) o comunque legati al ruolo dell’Italia di paese capofila per i vaccini nel mondo.

L’esercizio di un’ostentata quanto ottusa irragionevolezza che ha voluto ignorare alcune delle verità più elementari, come ad esempio quella che dimostra che obbligare al vaccino è meno efficace di convincere al vaccino, che molto più degli sbarramenti scolastici funziona come sistema di persuasione una buona e capillare organizzazione dei servizi vaccinali con degli orari aperti e non chiusi, che siccome l’Italia è un paese con una buona copertura vaccinale (mediamente il 90%) è difficile che un caso sporadico abbia conseguenze sugli altri, e tante altre cose che agli italiani sono state taciute, comprese le perplessità espresse dalle Regioni stesse.

Qual è il senso? Quando una politica senza testa incontra una tecnocrazia ambiziosa e il profitto dell’industria farmaceutica, è possibile che nascano leggi antisociali come quella che ora andrà in Parlamento. Chi pensa di prendere voti con i vaccini si sbaglia, i Tso alla fine con i figli di mezzo stanno sulle scatole a tutti e non piacciono a nessuno.

L’articolo Decreto vaccini, un’operazione politica e antisociale proviene da Il Fatto Quotidiano.

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