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Il paragone che gira negli ambienti Sky suona più o meno così: è come se l’arbitro avesse fermato la partita aspettando che la squadra in netto svantaggio compri i due rinforzi. La frenata nell’assegnazione dei diritti tv per la trasmissione della Serie A dal 2018 al 2021 non va giù agli uomini italiani di Rupert Murdoch. La lettura è chiara: i 494 milioni messi sul piatto sono tutto tranne che una marcia indietro, semmai mancano i soldi della concorrente. E lunedì scadono i termini per presentare le offerte dedicate alla Champions League, il terreno sul quale tre anni fa si consumò l’inizio della guerra tra il broadcaster satellitare e Mediaset. Chi presenterà offerte per avere l’esclusiva della coppa che vedrà 4 squadre italiane impegnate dall’edizione 2018/19?

Sky ci sarà scuro. Cologno Monzese – che non ha alcuna intenzione di svenarsi, dopo l’investimento ‘sfortunato’ di tre anni fa – magari farà una puntatina sulle partite in chiaro. E c’è chi avanza l’ipotesi che un ruolo attivo potrebbe averlo anche Tim, che ha smentito di “avere discusso una partecipazione assieme ad altri soggetti” per la Serie A e, secondo fonti vicine alla società, non presenterà offerte anche per la Champions. Il ruolo dell’azienda di telecomunicazioni non è secondario, visto che in Inghilterra e in Francia i diritti sono andati proprio a una tlc. Oltralpe Vivendi, azionista al 23,94% di Telecom, ha perso la sfida contro Altice per avere in esclusiva lo spettacolo delle big europee. Stando alle premesse della vigilia, insomma, l’asta dovrebbe andare semi-deserta. Difficile però che, nella realtà, ci sia solo Sky a consegnare le buste.

In caso di sorprese, rischia di stravolgersi anche il quadro nell’assegnazione della Serie A. Anche da questo, dipendono le proteste di Sky che dice di essersi “attenuta alle regole stabilite dalla Lega e dall’Antitrust e ha partecipato regolarmente all’asta dei diritti televisivi con un’offerta vicina al mezzo miliardo di euro, con tutti i pacchetti opzionali – si legge nella nota della pay-per-view – La rilevanza dell’offerta di Sky risulta evidente a maggior ragione considerando l’assenza degli altri principali competitor nazionali e la loro manifesta contrarietà al bando stesso, che l’Antitrust aveva pienamente validato”.

“Al contrario, altri hanno preferito non partecipare. Se oggi anche gli altri operatori già esistenti sul mercato avessero effettuato offerte anche solo pari alla base minima d’asta, la Lega Calcio si sarebbe trovata a disporre del target economico tanto auspicato – protesta Sky – La Lega Calcio invece non ha aggiudicato nulla e per di più ha posticipato molto in là nel tempo un nuovo bando, in attesa che il mercato dell’industria televisiva trovi un ipotetico nuovo assetto solo per contrastare la nostra azienda”.

Il riferimento è alle parole dell’ad di Infront, Luigi De Siervo. Il numero dell’advisor della Lega lo ha detto senza giri di parole al termine dell’assemblea: “È in fase di definizione la situazione complessa di Vivendi, Telecom e Mediaset: a un certo punto arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom. Quindi non sono preoccupato”. Insomma, chi deve vendere si dice certo di centrare il suo obiettivo. E per centrarlo ha deciso – legittimamente, sia chiaro, il bando lo prevedeva – di far slittare almeno a settembre l’assegnazione. Quando magari le situazioni in divenire saranno ricomposte. Anche grazie ai diritti della Champions.

L’articolo Diritti tv, la Lega rimanda e Sky protesta: “Noi le regole le abbiamo rispettate” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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