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Mentre in molti città Usa molte persone sono scese in piazza contro l’elezioni di Donald Trump, c’è un’altra comunità in subbuglio. È la comunità trasversale degli scienziati. Il prossimo inquilino della Casa Bianca sembra suscitare sgomento, incredulità, paura in molti dei ricercatori che lavorano negli Stati Uniti dopo. I loro commenti a caldo, affidati per lo più ai social network, sono riportati sul sito della rivista Nature, che ha aperto perfino un sondaggio online per rilevare gli umori dei cervelli che hanno trovato casa negli Stati Uniti.

Just how did scientists react to the news of a Trump victory? https://t.co/ArMgzymIVz #Election2016 pic.twitter.com/uiN7I0ORKE

— Nature News&Comment (@NatureNews) 10 novembre 2016

“Trump sarà il primo presidente anti-scientifico che avremo mai avuto: le conseguenze saranno molto, molto gravi”, è il commento fulminante di Michael Lubell, direttore degli affari pubblici della Società americana di fisica. Suona invece come una chiamata alle armi, la frase di Jennifer Zeitzer, direttrice delle relazioni legislative presso la Federazione delle società americane di biologia sperimentale, che afferma: “sarà di cruciale importanza che i ricercatori lottino per la scienza”.

If Tronald Dump wins he will be the first anti-science president since the Know Nothing’s of the 1850s. Advice to young scientists: Leave!

— Michael Lubell (@mslubell) 9 novembre 2016

I campi di battaglia saranno davvero molti, visto le controverse posizioni di Trump sulla ricerca: dai cambiamenti climatici, bollati come una bufala dei cinesi, alle politiche sull’immigrazione che rischiano di compromettere la mobilità dei cervelli, passando per i National Institutes of Health (Nih) per la ricerca biomedica, di cui il magnate ha detto di aver sentito “cose terribili”, e perfino la Nasa, ridicolizzata come una “agenzia logistica per le attività in orbita bassa”.

Non tutti i ricercatori, però, sono disposti a lottare, anzi: qualcuno pensa già a fare le valigie. “Come canadese che lavora in un ateneo statunitense, prenderò in considerazione la possibilità di tornare in Canada”, scrive su Twitter Murray Rudd, che si occupa di politiche ambientali alla Emory University di Atlanta.

@NatureNews As a Canadian working at a US university, a move back to Canada will be something I’ll be looking into

— Murray Rudd (@DrMurrayRudd) 9 novembre 2016

Toni più catastrofici quelli di Maria Escudero Escribano, una ricercatrice che si occupa di energia sostenibile a Stanford, in California che definisce l’elezione di Trump “terrificante per la scienza, la ricerca, l’educazione e il futuro del pianeta: credo che per me sia giunto il momento di tornare in Europa”.

L’articolo Donald Trump presidente, scienziati “preoccupati”: e c’è chi pensa a lasciare gli Usa. E Nature lancia sondaggio proviene da Il Fatto Quotidiano.

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