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La “sessione di bilancio” è entrata nel vivo. Ci attenderanno giorni in cui il Parlamento non svolgerà altre attività (anche dal punto di vista tecnico, visto l’obbligo imposto alle Commissioni) se non quelle strettamente connesse all’esame del bilancio di previsione dello Stato. Il dibattito politico, come sempre, riguarderà praticamente tutto e tutti. La discussione, però, quest’anno non potrà eludere la spaccatura del Paese, scoperta per l’ennesima volta e rilanciata, ultimamente, con il referendum lombardo-veneto sull’autonomia regionale. Le Regioni italiane rimangono un progetto imperfetto, perché sono diventate, dal ’70 ad oggi, organismi evidentemente concorrenti con lo Stato e gli enti locali. Adesso, più che mai, il re è nudo. Che fare? Una riforma costituzionale seria rimane all’ordine del giorno. Ma, come è stato ampiamente dimostrato, gli uomini di questo tempo non sono adatti a combattere questa battaglia. Tuttavia, in attesa che maturi la grande stagione costituente, si possono adottare unitariamente delle piccole misure che consentano di accordare i vari strumenti regionali prima del concerto riformatore statale. Innumerevoli sono i settori dai quali iniziare, ma la personale seniority nella legislazione ambientale mi indica la via preferenziale. Quali sono le spese sostenute dalle Regioni per la protezione dell’ambiente? E per l’uso e la gestione delle risorse naturali? La risposta a queste due domande darebbe vita ad un ecobilancio regionale. Il Parlamento, con una risoluzione parlamentare al documento di programmazione economico finanziaria per il 1999 impegnò il Governo di allora ad elaborare, in via sperimentale, un bilancio “ecologico” da allegare a quello dello Stato. Quella sfida fu vinta. Da allora, ininterrottamente, il MEF non solo redige un bilancio in termini di eco-contabilità, ma a partire dall’esercizio 2012 espone l’Ecobilancio dello Stato secondo quanto disposto dall’articolo 36, comma 6 della legge n. 196 del 31 dicembre 2009 (“Legge di contabilità e finanza pubblica”), seguendo le indicazioni e classificazioni coerenti con quelli definiti dal SERIEE (Système Européen de Rassemblement de l’Information Economique sur l’Environnement). Come scriveva nel 1989 Alexander Langer “è paradossale e suicida che le nostre collettività sappiano gestire in qualche modo le loro entrate ed uscite finanziarie e non prendano in nessuna considerazione la proposta di redigere accanto ai bilanci finanziari anche degli eco-bilanci per valutare di anno in anno lo stato della natura”. Le Campania, in particolare, essendo una delle regioni maggiormente impegnate sul versante ambientale, integrando la prossima legge di Bilancio con degli allegati in cui indicare tutte le risorse finanziarie destinate alla protezione dell’ambiente e la gestione delle risorse naturali farebbe un progresso importante. La redazione di un documento contabile del genere, da parte di tutte le regioni italiane rappresenterebbe, in primis, una presa di posizione chiara contro l’orientamento politico globale ostile al progresso ecologico degli ultimi anni. Ma scaturirebbero ulteriori aspetti non altrettanto irrilevanti, come la volontà di rendere il bilancio sempre più trasparente e, soprattutto, la capacità di qualificare l’autonomia regionale in termini federativi. Ambiente, politica economica e finanza pubblica, sono elementi sufficienti per gettare le basi strutturali per una crescita sostenibile ed un rinnovamento dell’intelaiatura istituzionale.

Vincenzo Pugliese
( cultore della materia in diritto dell’ambiente presso il dipartimento di giurisprudenza dell’università Federico II di Napoli)

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