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di Angelo Mazzoleni

Sono state fatte in questi giorni molte riflessioni non solo sull’esito clamoroso (ma per me non sorprendente) della vittoria del M5s e sui motivi di questo successo. Altre ipotesi (anche strampalate) si stanno ora rincorrendo nel tentativo di illustrare gli scenari possibili visto che nessuna forza politica ha comunque i numeri sufficienti per governare il Paese.

Quasi tutti si stanno dimenticando che l’Italia ha bisogno di affrontare rapidamente i gravi problemi lasciati in eredità dai governi precedenti, compresa la riformulazione di una legge elettorale decente che sappia contemplare le esigenze democratiche con quelle della governabilità. Non mi addentro neppure io in queste problematiche che lascio agli addetti ai lavori, per soffermarmi invece sulla questione centrale di un governo possibile del Paese.

Mi pare che le ipotesi più credibili si riducano a tre. Ho eliminato l’ipotesi di un governo M5s e Lega perché questa soluzione danneggerebbe sia i pentastellati – che perderebbero i tanti voti dei delusi del Pd – che Matteo Salvini, il quale rischierebbe di compromettere il suo ruolo di guida politica del centrodestra.

In sintesi, gli scenari più probabili sono dunque questi:

1. un governo del M5s, con l’appoggio del Pd de-renzizzato (possibile in forme varie), ora che i parlamentari del Pd sono riusciti a liberarsi (almeno formalmente) del peso ormai ingombrante del loro attuale leader;

2. un governo temporaneo mirato unicamente alla costruzione di una legge elettorale nuova per poi tornare al voto;

3. un governo del centrodestra con l’appoggio del Pd.

In ogni caso, se non farà errori strategici o di gestione, il M5s si trova oggi in una sorta di botte di ferro. Ognuna delle possibili soluzioni che ho indicato favorirebbe infatti la crescita del M5s in termini di consensi. Nel caso della prima ipotesi, qualora riuscisse a governare bene, guadagnerebbe ulteriore credibilità presso i cittadini ancora dubbiosi. D’altra parte, anche il Pd, in cerca di riscatto e di una rifondazione, beneficerebbe di questa prova di responsabilità e buon governo.

Qualora invece il centrodestra riuscisse a farsi appoggiare da una parte del Pd, questa scelta innaturale finirebbe inevitabilmente con l’erodere ulteriori consensi presso i suoi elettori. Infine, se si formasse un governo di scopo o del Presidente vorrebbe dire che il Pd, come voluto da Renzi, per ovvi motivi personali, perderebbe del tutto la sua immagine di forza responsabile e di governo. Alle elezioni successive pagherebbe un ulteriore prezzo elettorale in gran parte a favore del M5s.

Naturalmente saranno i futuri dirigenti del Pd ancora frastornati dalla botta, ma forse più lucidi di Renzi, a dover decidere, tra mille lotte intestine, che minacciano di frantumarne la stessa esistenza, quale strada percorrere. Non credo convenga loro prendere quella dell’opposizione. Ecco perché ritengo la mia prima ipotesi come quella che finirà per prevalere.

Per il resto, in questo Paese tutto o quasi da ricostruire, dove gli elettori italiani hanno voluto esprimere, col loro voto, una forte indicazione per un cambiamento radicale, non resta che affidarci alla saggezza del presidente della Repubblica.

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L’articolo Elezioni 2018, perché il Pd deve allearsi con il M5s proviene da Il Fatto Quotidiano.

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