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Roma - Virginia Raggi al voto per le comunali
Roma, Roberto Giachetti al voto per le comunali
Roma, Alfio Marchini al voto per le comunali
Roma, Giorgia Meloni al voto per le comunali
Roma, Stefano Fassina al voto per le comunali
Milano, Gianluca Corrado al voto per le comunali
Stefano Parisi al voto per le comunali
Milano, Giuseppe Sala al voto per le comunali
Amministrative, Piero Fassino al voto
Amministrative, Chiara Appendino al voto
Amministrative, Chiara Appendino al voto
Roma: Comunali,  Silvio Berlusconi al voto
Roma: Comunali,  Silvio Berlusconi al voto
Roma: Comunali,  Silvio Berlusconi al voto
Milano, Elezioni comunali il voto dei ciittadini
Milano, Elezioni comunali il voto dei ciittadini
Roma, Mario Adinolfi al voto per le comunali
Napoli, Luigi De Magistris al voto per le comunali
Napoli, Valeria Valente al voto per le comunali
Napoli, Gianni Lettieri al voto per le comunali
Bologna, Lucia Borgonzoni al voto per le comunali
Bologna, Virginio Merola al voto per le comunali
Bologna, Massimo Bugani al voto per le comunali

L’affluenza è in calo ovunque in Italia, ma non c’è il crollo. Il dato a urne chiuse per le amministrative 2016 si è attestato intorno al 63 per cento, segnando un meno quasi dieci punti rispetto alle scorse elezioni comunali (72,7%). L’Italia in confronto alla tornata del 2011 ha disertato le urne, ma ha mostrato una disaffezione in linea con le Europee 2014 (58,69%) e le Regionali del 2013 e 2014.

A Napoli ha votato solo il 54,14 per cento degli aventi diritto al voto, mentre cinque anni prima era stato il 60,32%. Basso il risultato anche di Milano dove la percentuale si è fermata al 54,67%: nel 2011, quando si votava anche di lunedì, l’affluenza era stata del 67,56%. “Preoccupante che siano andati a votare solo poco più della metà dei milanesi”, hanno commentato i candidati Corrado (M5s) e Parisi (centrodestra). “Mi aspettavo qualcosa di più”, ha detto il dem Beppe Sala. A Torino l’affluenza definitiva è stata del 57,19% (nel 2011 era stata del 66,53%), pari a 397.886 su 695.740 degli aventi diritto al voto. A Bologna il dato finale è del 59,72 per cento, un crollo rispetto alle amministrative quando fu al 71,40, ma meglio delle Regionali di due anni fa quando si fermò al 39,74 per cento.

Alle scorse amministrative la percentuale definitiva a livello nazionale era stata del 72,70 per cento. Alle Europee del 2014 è andato alle urne il 58,69% degli elettori: 60% a Milano, 64,14% a Torino e 51,99% a Roma. Alle elezioni Regionali, nel 2013, aveva votato il 73,63% dei milanesi e il 69,38% dei romani. Nel 2014, sempre per le Regionali, a Torino si era espresso il 62,82% dei cittadini, contro il 40,61% dei napoletani.

Affluenza alle 19 – La percentuale dell’affluenza alle 19 si è fermata intorno al 40% in alcune delle città più importanti: a Roma l’affluenza al 39,39 per cento, a Napoli al 37,99% e a Milano al 42,44 per cento. Sotto al 50 per cento anche a Torino dove si è fermata al 41,31%. Sopra la media solo Bologna dove è arrivata al 46,44%. L’Umbria è stata la regione con l’affluenza più alta con il 53,99% di elettori che si sono recati ai seggi, mentre fanalino di coda il Lazio con oltre 11 punti in meno al 42,83%, dove ha pesato il dato della Capitale.

Affluenza alle 12 – Alle 12 l’affluenza si è fermata al 17,99%. Nelle precedenti omologhe alle ore 12 la percentuale dei votanti si era attestata al 12,93% ma, nella gran parte dei comuni al voto, le urne erano state aperte per due giorni, domenica e lunedì fino alle ore 15. L’affluenza è stata più consistente nelle città meno grandi, mentre hanno segnato il passo i capoluoghi di regione. A Roma ha votato il 14,81% degli aventi diritto: alle elezioni comunali del 2013 il dato era pari al 9,23%, ma si votava in due giorni. Alle europee del 25 maggio 2014, invece, alle ore 12 l’affluenza era stata del 12,99%. Affluenza più bassa della media nazionale anche a Torino, dove ai seggi si è recato il 14,05%. A Milano l’asticella si è fermata al 16,13%, a Napoli al 16,49%. Sopra la media Bologna (20,09%).

Irregolarità – Sono tanti gli episodi di irregolarità che anche a questa tornata elettorale sono stati segnalati e denunciati, soprattutto in Campania ma non solo. A Napoli in mattinata Rosario Maresca, candidato al consiglio comunale in una delle liste a sostegno di De Magistris, ha postato l’immagine di una scheda votata per la candidata Dem Valente con vicino il documento di identità dell’elettore, denunciando la pratica di fotografare il voto. Ferma la risposta del Pd: “E’ evidente la natura posticcia della vicenda e l’uso strumentale che i nostri avversari politici ne stanno facendo”, ha detto in una nota il segretario cittadino Venanzio Carpentieri, spiegando “di avere già provveduto a conferire mandato ai nostri legali per la tutela dell’immagine del Partito Democratico in ogni sede”.

Altra polemica è quella sollevata dal comitato per il candidato del centrodestra Lettieri che ha denunciato i presunti tentativi di assessori in di influenzare il voto. “Stiamo avendo segnalazioni da più seggi, da Chaia al centro storico, di rappresentanti di lista o persone assolutamente estranee alle operazioni di voto, addirittura assessori ed ex assessori, che provano ad indirizzare il voto a favore del sindaco uscente”, scrive il comitato del candidato di centrodestra. “Al Vomero l’ex assessora Alessandra Clemente con lo spillino fuori ai seggi a fare propaganda – spiegano – Al seggio di via San Sebastiano a piazza Dante addirittura abbiamo segnalato un banchetto pro de Magistris intento a fare campagna elettorale, stesso problema in via Sant’Antonio a Capodimonte. L’assessore al Patrimonio del Comune di Napoli Sandro Fucito si è posizionato per diverso tempo fuori al seggio della scuola Piscicelli”. Clemente si difende su Facebook: “L’unico seggio dove sono stata oggi è quello dove ho il diritto dovere di votare, con mio padre ed il mio bel sorriso”. Sempre dal comitato Lettieri denunciano “veri e propri atti di terrorismo, sia fuori dai seggi, sia sul web, da parte di candidati e fiancheggiatori del sindaco uscente sia per provare a militarizzare il voto, sia per gettare fango su Gianni Lettieri”, e annunciano querele, aggiungendo di ritenere il sindaco uscente ‘mandante morale’ di questi attacchi.

Due elettori sono stati sorpresi, in due distinti episodi, mentre con telefoni cellulari, dopo aver votato, fotografavano le proprie schede elettorali a Castellammare di Stabia (Napoli). A entrambi gli agenti hanno sequestrato i telefonini ed entrambi saranno denunciati. Quattro persone, poi, sono state denunciate nel casertano per aver fotografato la scheda elettorale all’interno delle urne dopo aver votato. “Siamo sommersi da denunce e segnalazioni di tentativi di brogli e compravendita di voti. C’è chi si vende per 20 euro e chi fotografa il voto. Fuori i seggi è una sorta di “guerra””, ha sostenuto il consigliere regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli dei Verdi che hanno, in occasione del voto amministrativo, hanno attivato una mail denominata “puliamoilvoto@libero.it”. Una rappresentante di lista dei Cinque Stelle a Napoli ha denunciato di essere stata minacciata per aver segnalato la presenza di persone che distribuivano “santini” elettorali fuori da un seggio.

Un italiano di nazionalità moldava è stato denunciato dalla polizia anche a Grosseto per aver fotografato la scheda in un seggio elettorale. E’ stato il presidente di seggio ad accorgersi del flash durante le operazioni di voto.

Come, dove e quando si vota – Si vota dalle 7.00 alle 23.00, nelle regioni a statuto ordinario e in Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia, per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali e dei consigli circoscrizionali. Rinnovo delle amministrazioni, oltre che nei sette capoluoghi di Regione, anche per 18 comuni capoluogo di provincia: Benevento, Brindisi, Carbonia, Caserta, Cosenza, Crotone, Grosseto, Isernia, Latina, Novara, Olbia, Pordenone, Ravenna, Rimini, Salerno, Savona, Varese, Villacridro. Subito dopo lo spoglio delle schede. L’eventuale turno di ballottaggio si svolgerà domenica 19 giugno, sempre dalle 7.00 alle 23.00.

Nei 25 comuni capoluoghi di provincia e Regione attualmente sono 21 quelli governati da giunte di centrosinistra (Benevento, Bologna, Brindisi, Cagliari, Carbonia, Crotone, Grosseto, Isernia, Milano, Napoli, Novara, Olbia, Pordenone, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Savona, Torino, Trieste, Villacidro) e 4 quelli guidati dal centrodestra (Caserta cosenza, Latina, Varese).

I candidati sindaci, sempre in questi comuni (escludendo Trieste e Pordenone, regioni a Statuto speciale i cui dati non sono gestiti dal Viminale) sono complessivamente 186, di cui 153 maschi (82,26%), 33 donne. Meno accentuato lo squilibrio tra i candidati consigliere: sono 16.388 i candidati di cui 9.240 maschi (56,38%); 7.148 candidate le candidate di sesso femminile (43,62%). Dei candidati a sindaco, 19 hanno tra i 18 e i 35 anni; 49 tra i 36 e i 45 anni; 64 tra i 46 e i 55 anni; 32 tra i 56 e i 64 anni; infine 22 oltre i 64 anni.

Dei 25 sindaci uscenti, nessuno ha meno di 36 anni e solo uno ha un’età compresa tra i 36 e i 45 anni; 11 hanno tra i 46 e i 55 anni; 8 tra i 56 e i 64 anni; 5 hanno oltre i 64 anni. Sono 7 i candidati sindaco a Benevento; 9 a Bologna; 6 a Brindisi; 7 a Cagliari; 6 a Carbonia; 8 a Caserta; 5 a Cosenza; 9 a Crotone; 8 a Grosseto; 9 a Isernia; 11 a Latina; 9 a Milano; 10 a Napoli; 7 a Novara; 5 a Olbia; 5 a Ravenna; 8 a Rimini; 13 a Roma; 10 a Salerno; 7 a Savona; 17 a Torino; 6 a Varese; 4 a Villacridro. Nei 23 comuni capoluogo di provincia al voto (escludendo Trieste e Pordenone) si sono presentate 284 liste civiche.

La sfida delle Comunali, sebbene il premier Matteo Renzi abbia più volte ribadito che non è un test sul governo, è destinata ad avere effetti importanti sui principali partiti italiani: sul Pd che si avvia alla cruciale campagna referendaria, sul M5S chiamato alla ‘prova del nove’ a Roma e su un centrodestra ancora in cerca di autore e in cui Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, nella Capitale soprattutto, misureranno il proprio ‘peso specifico’.

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