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di Alberto Claudio Sciarrone

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Francia (primo turno 23 aprile, secondo 7 maggio), molti analisti si domandano quale candidato verrà votato dalla comunità arabo-musulmana francese. Quest’ultima è la più numerosa in tutta Europa ed è stimata in circa cinque milioni di persone, la maggior parte delle quali ha votato nelle ultime elezioni presidenziali il candidato del partito socialista, l’attuale Presidente Francois Hollande.

All’interno di questa comunità troviamo due fazioni: una che ha una riluttanza ed avversione verso la politica poiché non si sente tutelata come il resto dei cittadini della società francese e si sente tagliata fuori dalla vita culturale e sociale (il 25% dei musulmani francesi non sono iscritti nelle liste elettorali secondo lo studio del 2016 Un islam français est possible). L’altra parte invece si è integrata arrivando a esprimere anche cariche politiche importanti come gli attuali ministri del lavoro Myriam El Khomri e dell’istruzione Najat Vallaud-Belkacem o Rachida Dati, attuale europarlamentare, precedentemente in carica come ministro della Giustizia.

Anouar Kbibech, presidente del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), ha dichiarato in un’intervista rilasciata il 2 marzo al quotidiano arabo Elaph che l’Islam e i musulmani sono un tema centrale nei programmi dei candidati all’Eliseo non solo per le questioni legate al terrorismo che hanno investito la Francia negli ultimi due anni, ma anche per quelle sociali, come il caso del burkini in Costa Azzurra, la costruzione di nuove moschee o l’insegnamento dell’arabo a partire dalle scuole elementari.

I candidati alla Presidenza propongono diversi approcci verso i musulmani in Francia. Quello del partito socialista, Benoit Hamon, si è mostrato favorevole ad una politica di accoglienza nei confronti degli immigrati ed ha affermato che l’Islam non è un problema per la Repubblica francese ma anzi è compatibile con essa. Hamon, più che concentrarsi sull’Islam, ha basato la propria campagna sull’economia, il lavoro e l’ambiente. Uno dei principali favoriti alla vittoria, Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia e leader del nuovo movimento politico centrista En marche!, ha una posizione moderata e si è opposto ad una nuova legge contro il velo affermando che in Francia nessuna religione è un problema, e che la laicità non è in lotta contro l’Islam. Egli spera anche che un aiuto sia fornito dalla Fondation pour l’Islam de France, ente attivo dallo scorso dicembre con il fine di promuovere progetti culturali ed educativi sull’Islam.

Marine Le Pen, candidata del Fronte nazionale, ha invece una posizione ostile nei confronti dei musulmani, avendo affermato più volte che l’Islam è una minaccia per l’identità francese.  L’esponente dell’estrema destra si è espressa a favore di restrizioni sull’immigrazione, colpevole secondo lei di aver permesso al fondamentalismo islamico di radicarsi nel territorio francese. Il candidato del partito repubblicano, François Fillon, propone un controllo rigido dell’Islam in Francia con la creazione di un nuovo organo che faccia da intermediario tra le due parti: il governo e la comunità musulmana. Egli ha inoltre espresso la volontà di combattere l’Islam radicale, ma è stato recentemente travolto da un’inchiesta sull’assegnazione illecita dell’incarico di assistente parlamentare alla moglie Penelope e dei figli, la quale sta compromettendo le sue possibilità di vittoria alle presidenziali.

Ghaleb Bencheikh, Presidente del Forum Mondiale delle Religioni per la Pace (Cmrp), ha affermato che Benoit Hamon è il candidato più attento e sensibile alle esigenze della comunità arabo-musulmana, anche se le sue possibilità di vittoria sono esigue. Per Bencheikh, Fillon ignora invece molti aspetti sull’Islam e sui musulmani, oltre ad aver pubblicato un libro sul “totalitarismo islamico” (Vaincre le totalitarisme islamique, 2016, Albin Michel) con molte incongruenze ed errori. Con la vittoria della destra le condizioni della comunità arabo-musulmana saranno destinate a peggiorare.

L’Islam, l’integrazione della crescente comunità araba e le sue intersezioni con lotta al terrorismo sono temi cruciali che non cesseranno di alimentare il dibattito anche dopo l’elezione dell’undicesimo presidente della Quinta Repubblica. È opportuno che il successore di Hollande, chiunque egli sia, instauri un legame più stretto tra la politica e la comunità musulmana francese per migliorare il dialogo reciproco. Dopo il fallimento del Cfcm, un importante aiuto potrebbe arrivare dalla Fondation pour l’Islam de France, per combattere con delle proposte culturali sia l’islamofobia che il radicalismo religioso.

L’articolo Elezioni Francia 2017: colpevolizzati e emarginati, come voteranno i musulmani? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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