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Il centrodestra fa cappotto in Veneto. Non uno, nemmeno uno dei seggi uninominali è stato lasciato – sia al Senato che alla Camera – agli avversari, che siano i Cinquestelle, che pure si attestano su un lusinghiero 24,46% (Senato), oppure che siano i resti di un centrosinistra in frantumi, a sinistra del quale Leu raccoglie un miserrimo 2,51%. Cappotto anche in Friuli Venezia Giulia, dove la Lega è il primo partito e si tiene alle spalle tutti, compresi i M5S distanziati di un paio di punti, e umilia la governatrice Debora Serracchiani. A Bolzano, non ci fosse l’Svp, sarebbe finita allo stesso modo, ma è solo il paracadute garantito dal partito che da sempre rappresenta gli interessi degli altoatesini ad aver salvato il posto all’ex ministro Maria Elena Boschi (Camera, 41,23%, grazie al 24,8% di Svp) e all’ex sottosegretario Gianclaudio Bressa (Senato, 43,03%).

Ma ci sono cappotti e cappotti. Dall’Adige al Carso, dall’Adriatico alle Alpi è un trionfo leghista. Il partito, continuando un trend iniziato già da alcuni anni, cannibalizza Forza italia, ridotta in Veneto a livelli minimi di sussistenza. Poco importa se Niccolò Ghedini va oltre il 50 per cento a Bassano, Renato Brunetta trionfa a San Donà di Piave e Maria Elisabetta Alberti Casellati a Venezia 1, è pur sempre la vecchia guardia a cui si affida Berlusconi, ma che non riesce a mascherare un tracollo paragonabile a quello del Pd e che ha portato la Lega a triplicare i consensi rispetto a quelli dell’alleato forzista.

Gongola Luca Zaia: “E’ un big bang istituzionale e della storia d’Italia”. E lancia Matteo Salvini: “E’ lui il vincitore morale: a lui passa il testimone del centrodestra: avrà la grande responsabilità della guida di questa coalizione”. Insomma, Silvio Berlusconi è sepolto. Rincara il segretario della Lega, Toni Da Re: “È stata una tornata difficile, la prova del nove per noi del passaggio da movimento di area a nazionale. Anche per questo c’è stato un forte travaso da FI a Lega nel contenitore del centrodestra”.

VENETO – SENATO. Cominciamo dal Senato, in Veneto. Il Carroccio, primo partito con il 31,78%, ridicolizza Forza Italia, ferma a un deludente 10,86%, mentre FdI si attesta al 4,28%. La coalizione non supera la soglia del 50 per cento, ma con il 48,17 poco ci manca. La realtà è che il Carroccio, nella sua versione più populista voluta da Salvini, non solo convince il tradizionale elettorato padano-autonomista, ma erode voti a tutti gli altri. Forza Italia nel collegio di Venezia è al 7,77%, in quello di Vicenza al 6,43%. Secondo partito M5S, con il 24,53%, mentre il Pd crolla di 6 punti percentuali rispetto al 2013, fermandosi al 17,04% e tutta la coalizione raccoglie solo il 20,42%. I seggi? Al centrodestra ogni collegio uninominale, più altri 8 senatori (5 Lega, 2 Forza Italia, 1 FdI). Solo tre i senatori del Pd, 4 quelli dei Cinquestelle. Il senso del distacco tra FI e Lega viene da Treviso, storica roccaforte padana: 5 senatori su 6 del centrodestra sono leghisti.

VENETO – CAMERA. I numeri non cambiano di molto alla Camera. In Veneto 1, Lega al 32,2%, Forza Italia al 10,42% (9,88% a Castelfranco, 6,24% a Venezia), coalizione al 49,53%. M5S sempre secondo partito con il 24,86%. Centrosinistra fermo al 21,17%. In Veneto 2, Lega al 32,34%, FI al 10,76% (8,68% a Schio, 9,65% a Bassano del Grappa, 6,96% a Vicenza, 9,58% a Verona). Coalizione di centrodestra al 48,96%. I Cinquestelle sono al 23,87%. Il centrosinistra finisce addirittura al 19,73%.

FRIULI. In Friuli Venezia Giulia il volto della sconfitta è quello di Debora Serracchiani, presidente della Regione uscente. Nel collegio di Trieste, alla Camera, è stato eletto Renzo Tondo, con il 38,17%, che ha lasciato la Serracchiani a 14 lunghezze di distacco, con il 25,92%, seconda per un soffio (appena 34 voti di vantaggio) sul pentastellato Vincenzo Zoccano (25,90%). Ma la fine di un’epoca è marcata anche dalla bruciante sconfitta di Riccardo Illy, ex governatore del centrosinistra, che si era presentato come indipendente al Senato nel collegio Trieste-Gorizia: con il 26,48% di voti è stato distanziato di 13 punti dalla vincitrice Laura Stabile, mentre al terzo posto è arrivato Pietro Neglie dei Cinquestelle.

In tutto il Friuli, sia alla Camera che al Senato, la Lega Nord è il primo partito con il 25,48%, seguito dal M5s al 24. Rispetto al Veneto, i rapporti di forza con Forza Italia (11%) sono un pò meno marcati, ma i consensi leghisti sono due volte e mezzo quelli degli azzurri. Il centrosinistra è al terzo posto con il 23% dei voti (sarà eletto il giornalista Tommaso Cerno, ex condirettore di Repubblica). Così il centrodestra ha fatto il pieno di collegi uninominali al Senato e anche alla Camera. E Debora Serracchiani si aggrappa al proporzionale della Camera per non uscire definitivamente dai giochi. Eletto invece Ettore Rosato del Pd, il padre del “rosatellum”, il sistema elettorale voluto dal Pd.

PARACADUTE IN ALTO ADIGE. In Trentino Alto Adige il copione non cambia di molto, anche se in questo caso la Svp tiene e fa il pieno di seggi, salvando due ex esponenti del governo Renzi, mentre il Pd si scioglie, Lega e Cinquestelle hanno un vero exploit. A crollare, in Trentino, è stata la roccaforte del centrosinistra autonomista. A Bolzano, l’Svp consente all’ex sottosegretario Gianclaudio Bressa di conquistare il Senato con il 43,03%, e dilaga ovunque in Alto Adige. Per la Camera, l’ex ministro Maria Elena Boschi sconfigge Michaela Biancofiore con un 41,23% contro 24,99%. In generale, al Senato il centrosinistra (Svp-Patt, Pd e alleati) è al 44,35%, ma il Pd solo al 14,66%; il centrodestra al 29,57% con la Lega che balza al 19,19% e Forza Italia che precipita al 7,17%. Per circa 400 voti M56 ha sopravanzato la Lega, con il 19,28%. Alla Camera i dati complessivi non si discostano di molto. E anche in questo caso Forza Italia vale appena un terzo della Lega Nord.

L’articolo Elezioni, in Veneto la Lega cannibalizza Forza Italia. Anche in Friuli trionfo del centrodestra: umiliati Serracchiani e Illy proviene da Il Fatto Quotidiano.

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