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Sono vestita in tiro, kimono vintage di mia suocera e Bizantina Bag in tessuto damascato con bottone gioiello, un’edizione limitata. Entro alla Pinacoteca di Brera per l’evento di Chiodelli Arte, una maestosa mise-en-scène di teatrini del Settecento veneziano per presentare i loro pregiati tessuti. Sono conciata da sembrare che anche io faccia parte della tappezzeria. Al momento dei saluti, le due hostess all’ingresso mi consegnano brochure, depliant, foto, chiavette, bloc-notes e anche una candela profumata. Poggio la mia borsetta sul bancone mentre loro mi riempiono due shopping bag (griffate anche loro) della maison. Una di loro mi dice: “Ci abbiamo messo anche la sua pochette”. Arrivo a casa e, cucù, la borsa non c’è più.

L’indomani chiamo il responsabile Marco Chiodelli Bussandri, che mi aveva fatto da chaperon magnificando la tradizione di famiglia, mostrandomi nientepopodimeno che l’albero genealogico della maison, che vanta una decina di generazioni. Gli dico che per “sbadataggine” la pochette era rimasta sul tavolo. Casco dalle nuvole quando mi dice che è non stato trovato nulla. Gli chiedo nomi e numero di cellulare delle ragazze. Sto ancora aspettando. Dopo un lungo scambio su Whatsapp, da parte del Chiodelli arriva una minima offerta di rimborso parziale. Anzi no, ci ripensa.

Mi precipito a bloccare la carta di credito, chiamo la Deutsche Bank per il blocco e comincia il valzer fra numeri verdi, centralini, tasti e contro-tasti. Mi sento praticamente tutta l’opera di Wagner di sottofondo musicale fra un rimbalzo e l’altro. Finalmente una voce solerte mi informa che a casa mi arriverà una nuova carta entro una settimana. Non mi fido e passo ugualmente in banca per chiedere se devo firmare qualcosa. Assolutamente no, ribadiscono. Passano 13 giorni e non arriva nulla, ma per una volta le Poste non c’entrano. Chiamo in banca (la faccio semplice per non annoiarvi, ma riascolto ancora le Valchirie di sottofondo prima che una voce umana si materializzi) e il responsabile di sportello casca dalle nuvole. La carta è stata sì bloccata, ma non è in corso alcun procedimento per emetterne un’altra. Oops, mi avevano dato per ben due volte false informazioni. E stiamo parlando della Deutsche Bank, un colosso bancario, mica di banca Etruria! Come il politichese, anche la banche hanno un proprio idioma, un loro codice linguistico e comportamentale. Si capiscono solo tra di loro, il loro “vedremo di fare il possibile” mi fa rizzare i capelli.

Lo diceva una mia vecchia zia: i soldi bisogna tenerli sotto al materasso, è più sicuro. Almeno a sentire l’agghiacciante teorema che mi espone uno dei più grandi esperti di intelligenza artificiale (che però mi chiede l’anonimato). Se dal vostro conto corrente ogni giorno sparissero 10 centesimi di euro ve ne accorgereste? La risposta è no, ovviamente. E adesso moltiplicate questi centesimi per centinaia di migliaia di conti correnti. È roba da super hacker contro i quali i sistemi di sicurezza della banche possono ben poco.

La mia amica Giorgia Nuzzolese, 34 anni, fa una polizza auto con Direct Line Assicurazione. Si fa tutto online, pagamenti e rimborsi. Giorgia viene investita, praticamente da ferma, da una giovanotta di 97 anni e riporta una seria lesione alla colonna vertebrale, con danno permanente. La vecchietta ammette subito la sua colpa. L’assicurazione vorrebbe liquidarla con mille euro. Anzi no, ci ripensa, neanche quelli. Intanto la sola operazione ne costerebbe 25mila. Se non sbaglio era il filosofo Thomas Hobbes che diceva “Homo homini lupus” (l’uomo è lupo per gli altri uomini). Ed eravamo nel Seicento.

Mi faccio finalmente un regalo: la fibra ottica. Stufa di “scippare” la linea del mio buon vicino, lo stilista delle spose Antonio Riva. E con candore e con ingenuità telematica (e consentitemi questo eufemismo, ma in realtà vorrei darmi della co…ona), mi rivolgo alla Telecom. Mi fanno firmare un contratto che prevede tutte le meraviglie del mondo tecnologico, poco ci manca che mi mandino anche su Marte. Vengono a casa, in tre tappe diverse, ben cinque tecnici “super smart” per installarmi il modem “smart”. Ma non mi funziona neanche la poco “smart” e giurassica Adsl. Volevo andare sulla luna, non riesco neanche ad attraversare la strada.

Per legge, ho 14 giorni di tempo per disdire. Facile a dirsi. In questi tempi di digitalizzazione, devo mettermi in fila alla Posta, fare la fotocopia del documento e mandare una raccomandata alla Spett. Telecom Italia Spa, casella postale bla bla bla… con tanto di ricevuta di ritorno (costo 7 euro) per annullare il bidone digitale che mi stavano rifilando. Ha ragione Massimo Fini, il “talebano” del pensiero libero: “La tecnologia è più pericolosa dell’Isis. Se ti risolve un problema, te ne presenta altri dieci”.

L’articolo Fini: “La tecnologia è più pericolosa dell’Isis”. Storie di ordinaria cialtroneria proviene da Il Fatto Quotidiano.

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