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Da sabato 8 luglio è in edicola il terzo numero di Fq MillenniuM, il mensile del Fatto Quotidiano diretto da Peter Gomez. I giornalisti di Fq MillenniuM hanno fatto un viaggio in Vaticano (e non solo) per capire chi e che cosa stanno impedendo al Pontefice di realizzare la sua rivoluzione nella Chiesa. Nemici interni, trame internazionali, resistenze dal basso: ecco perché la strada di Papa Francesco è lastricata di ostacoli difficili da superare.

La domanda è brutalmente netta: che cosa sta accadendo in Vaticano? A quattro anni e quattro mesi dalla sua elezione al trono di Pietro, il papa venuto “dalla fine del mondo” è entrato in una fase decisiva del suo pontificato francescano e rivoluzionario. Gli eventi di queste ultime settimane stanno lì a testimoniarlo. Un vortice turbolento che si è aperto con la clamorosa notizia delle accuse per pedofilia al cardinale australiano George Pell, già al centro delle carte del cosiddetto Vatileaks 2 diffuse, o quantomeno strumentalizzate, da una filiera vicina ai settori più conservatori e retrivi della Chiesa che si oppongono a Bergoglio. Pell, infatti, è stato un uomo chiave delle riforme economiche di Francesco ma non ha mai toccato “palla” contro le resistenze curiali. Non a caso la reazione del papa è stata altrettanto importante: ha rimosso il tedesco Gerhard Ludwig Müller dalla “cattedra” autorevolissima del Sant’Uffizio, l’attuale Congregazione per la Dottrina della fede. Tra le colpe attribuite al cardinale teutonico, avversario dei suoi colleghi “progressisti” e faro dell’arida dottrina clericale, anche quella di non aver mai fatto decollare, in seno al Sant’Uffizio, la commissione per tutelare i minori, voluta a suo tempo da Ratzinger per combattere la pedofilia nella Chiesa. Una gestione definita addirittura “vergognosa”. Ma Müller, soprattutto, è amico di monsignor Georg Gänswein, storico e ambizioso segretario del papa emerito, Benedetto XVI, e tuttora prefetto della Casa pontificia. Forse la prossima mossa di Francesco sarà proprio quella di mandare Gänswein nella sua patria d’origine, la Germania.

Il filo di queste intricate vicende attraversa il terzo corposo numero di MillenniuM dall’8 luglio in edicola. Ad aprire il mensile del Fatto sarà infatti una lunga inchiesta sui nemici di Bergoglio, cui è dedicata la copertina con il papa trasfigurato in un San Sebastiano trafitto dalle frecce. Saranno svelati tutti i misteri e i dettagli di una guerra iniziata nell’autunno del 2015 quando un quotidiano propalò l’incredibile bufala di un Bergoglio morente a causa di un tumore al cervello. Perché questo è il punto: i nemici interni di Francesco, sia suoi confratelli, sia laici, vogliono al più presto un conclave nuovo per eleggere un altro papa. Morte a parte, c’è la strada delle dimissioni, magari provocate con altri scandali, oppure quella della decadenza per eresia. Per comprendere il clima in cui Francesco opera la sua rivoluzione basta compulsare i vari siti dei cattolici conservatori o tradizionalisti. L’altro giorno, per esempio, su una nota testata di questi ambienti ci si augurava “ottimisticamente” un conclave nel 2018. Roba da non credere. Così come gli sberleffi, sempre cattolici, a Bergoglio raffigurato come l’eretico Martin Lutero.

Questi e altri motivi hanno spinto Peter Gomez, direttore di MillenniuM, a scrivere nel suo editoriale sul numero in edicola dall’8 luglio: “Lo scontro in atto, anzi la vera e propria guerra scatenata contro Francesco da potenti cardinali, ex piduisti di grido e opinionisti politicamente interessati, riguarda tutti i cittadini. Anche chi non crede. Perché se davvero la Chiesa riuscirà a mutare, cambierà (probabilmente in meglio) pure la nostra società”. Questo, in fondo, il senso profondo dell’elezione di Bergoglio nel marzo del 2013. Si presentò come un “vescovo”, cioè come un pastore che vive in mezzo al suo gregge e guarda a tutti, anche ai lontani. La guerra contro di lui rievoca le crociate conservatrici antimontiniane subito dopo il Concilio Vaticano II. Il culmine di quei lunghi anni, dal 1963 al 1972, fu quando Paolo VI denunciò che “da qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”. Stavolta non si tratta di una sola “fessura”. Siamo di fronte a vere “crepe” che minacciano il pontificato di questo papa che ha rimesso il Vangelo al centro della sua missione. Non gli attici alla Bertone o l’amicizia con gay e massoni.

da Il Fatto Quotidiano del 7 luglio 2017

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