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Peculato d’uso. È questa l’ipotesi di reato con cui la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il giudice costituzionale Nicolò Zanon. L’accusa riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio e dei buoni carburante. “Sono sereno e conto di poter dimostrare l’assoluta insussistenza del reato che mi viene contestato – ha detto il componente della Consulta alle agenzie di stampa – Tuttavia per rispetto dell’etica istituzionale e della funzione che ricopro, nonché per il rispetto che porto verso il Presidente della Corte Costituzionale, ho ritenuto di presentare le mie dimissioni al Presidente della Corte, Giorgio Lattanzi“. Nato a Torino il 27 marzo 1961, Nicolò Zanon fu nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’ottobre 2014.

Avvocato, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano, ha insegnato anche in altri Atenei, tra cui la Bocconi e l’università di Padova. Dal 1996 al 1997 è stato assistente di studio alla Corte costituzionale del giudice Valerio Onida. Nel 2010 fu eletto, su indicazione del centrodestra, al Consiglio superiore della magistratura. Sempre al centrodestra e in particolare a Silvio Berlusconi è legato un altro precedente noto nella carriera del giudice costituzionale. Era il 2011 quando il Corriere della Sera scoprì che l’allora componente laico del Csm aveva ricevuto 25mila euro dal leader di Forza Italia. In piena bufera post-bunga bunga, uscirono fuori gli estratti conto dell’allora Cavaliere a olgettine e simili e tra le somme in uscita spuntarono anche i quasi 25mila euro devoluti al costituzionalista.“Interpellato dal Corriere – scrivevano Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella – il professor Zanon spiega che con quei soldi Berlusconi gli ha retribuito un parere pro-veritate regolarmente fatturato, chiestogli da uno dei legali del Cavaliere sull’eventualità che le dichiarazioni del premier a Santa Margherita, per le quali Berlusconi era stato denunciato dal gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti, potessero essere coperte dall’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio del mandato del parlamentare-Berlusconi”.

Nell’ottobre 2014, poi, la nomina alla Consulta. Zanon, inoltre, ha fatto parte della commissione dei saggi scelta da Giorgio Napolitano per favorire le riforme istituzionali, è stato un convinto sostenitore dell’incostituzionalità della legge Severino e ha firmato l’appello per il sì al lodo Alfano. Lo stesso giudice, tra l’altro, è anche uno dei promotori di Italiadecide, associazione “di ricerca per la qualità delle politiche pubbliche”. Insieme a lui ci sono Giuliano Amato, Alessandro Campi, Vincenzo Cerulli Irelli, Paolo De Ioanna, Gianni Letta, Massimo Luciani, Domenico Marchetta, Pier Carlo Padoan, Angelo Maria Petroni, Giulio Tremonti e ovviamente Luciano Violante. Il professore, inoltre, non è l’unico giudice costituzionale ad aver avuto guai con la giustizia negli ultime tempi. Nei mesi scorsi finì indagato dalla Procura di Roma Augusto Barbera. In quel caso le contestazioni riguardavano presunti illeciti legati a concorsi universitari per sostenere un candidato. Ma furono poi gli stessi pm Paolo Ielo e Giorgio Orano a chiedere l’archiviazione, per intervenuta prescrizione.

L’articolo Giudice costituzionale Nicolò Zanon indagato per peculato d’uso: “Accuse insussistenti, ma mi dimetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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