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di Carblogger

La Toyota è riuscita a mandarmi dritto in carcere. È successo sabato mattina, quando sono entrato per la prima volta a Regina Coeli – diventando così “un vero romano” stando al detto popolare nella Capitale – su invito galeotto della Toyota.

Il costruttore giapponese è stato infatti partner di #Guerradiparole2017, seconda edizione di un confronto dialettico organizzato dall’associazione per la retorica PerLaRe fra un gruppo di studenti dell’università romana di Tor Vergata e un gruppo di detenuti della casa circondariale nata nel 1870. Una sfida per menti aperte, o, come ha detto meglio Flavia Trupia, presidentessa di PerLaRe, una “tecnica che riesce a dare gambe e respiro alle idee”.

Come è noto, la retorica non l’ha inventata Toyota ma è un’arte che ha in Cicerone forse il più noto degli oratori. Incuriosito dall’iniziativa, ho attraversato sbarre e corridoi per seguire il confronto fra un gruppo di giovani liberi e uno di adulti privati della libertà su un tema di stretta attualità: verità e post-verità, sostenute per due volte a parti invertite. Ha vinto la squadra dei detenuti, ma non credo sarebbe potuta andare diversamente con il carico di esperienza umana sulla quale potevano contare, loro malgrado.

Detto questo, che c’entra la Toyota? La versione dell”amministratore delegato Andrea Carlucci: “A proposito di retorica, c’è una storia che raccontiamo ai neo assunti e ai nuovi concessionari, per trasferire loro i valori in cui crediamo. Mettendoli di fronte a tre immagini diverse che rappresentano il miglior dentista al mondo, il miglior dentista del paese, il miglior dentista della città, chiediamo quale scegliere. La risposta è generalmente il miglior dentista al mondo o del paese. Noi di Toyota pensiamo invece di voler diventare il miglior dentista della città, per essere vicini e sostenere la comunità in cui viviamo”.

Il dentista della Toyota mi fa venire in mente i sassolini in bocca con cui Demostene, celebre retore ateniese, parlava per vincere la balbuzie. Ma questa è roba da liceo classico contro roba di marketing, e la finirei qui. La verità è che #Guerradiparole2017 non porta nulla a Toyota, anche se il costruttore potrebbe ribattere che la mia è post verità. È verità certa, invece, che Toyota ha portato qualcosa a #Guerradiparole2017. Non ho chiesto cosa o quanto, so però che tante iniziative utili e intelligenti nel sociale non sarebbero sostenibili se a volte non intervenissero economicamente interlocutori di tutto altro tipo.

Qualcuno potrebbe anche ribattere che questa è una post verità da multinazionale, cioè una bugia. Ma se anche fosse, mi salvano gli appunti, essendomi tenuto stretto le parole con cui un retore detenuto rintuzzava una studentessa impegnata in quel frangente a inneggiare alla verità: “La bugia buona è quasi meglio della verità”.

@carblogger_it

L’articolo #Guerradiparole2017, quando la Toyota mi ha mandato in carcere proviene da Il Fatto Quotidiano.

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