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Heritage. Traduzione in italiano: eredità. Possiamo dirlo ed esserne fieri: noi italiani siamo gli eredi per antonomasia di un enorme retaggio culturale. Si potrebbe anche disegnare un cartone animato dal nome “gli eredi” e rappresentarci così come siamo: impegnati negli anni ’70, a giocare il ruolo dell’enfant terrible che poco si curava della propria ricchezza e che anzi, in nome del progresso e dell’innovazione, strizzava l’occhio a qualsiasi pratica dal sapore moderno. Improvvisamente, negli anni ’80, consapevoli della grandezza dei retaggi del passato tanto da confondere allegramente il vecchio con l’antico, e successivamente negli anni ‘90 e 2000 impegnati a sacralizzare vecchio e nuovo, senza distinzione di valore, e a conservarlo anzi depositarlo in strutture grandi e piccole con criteri più o meno confusi. Oggi sembra che il faro sia puntato sulla consapevolezza che il patrimonio, qualunque esso sia, non ha bisogno solo di tutela e manutenzione: I beni culturali, l’Heritage del passato, per vivere devono diventare produttivi. Anche se il titolo potrebbe suggerire che sia stata una mostra per i bambini, il modo in cui “the Art of Walt Disney Animation Studios: Movement by Nature” riesaminava l’animazione radicale di Disney ha reso questa esposizione adatta anche agli adulti. Anzi, è proprio agli adulti che ha mostrato la corrispondenza tra gli stili mutanti dei disegni di Disney e alcuni dei principali movimenti artistici: il surrealismo, il cubismo, l’arte astratta e avanguardistica. Si è saputo realizzare un modello di fruizione che ha permesso di ampliare l’accesso ai contenuti affinché, chiunque potesse facilmente attingere a quell’eredità artistica. In soldoni: la visita ha contenuti e modi adatti a tutti, grandi e piccoli. 90000 visitatori l’anno esplorano a Parigi il museo delle fogne. Respirare l’aria de “I Miserabili “ o le atmosfere de “ Il pendolo di Foucault”, ritrovare i retaggi delle antiche fognature romane vicino al Boulevard Saint-Michel è sicuramente interessante, ma è lo studio attento delle aspettative del visitatore e le soluzioni studiate per interessare grandi e piccoli che hanno trasformato quella porzione d’eredità culturale e scientifica in una vera e propria azienda. Migliaia di turisti affollano Il tunnel borbonico a Napoli. La gestione privata e indipendente dalle consuetudini delle strutture statali ha studiato le tipologie di percorso proprio sulla base dei diversi tipi di visitatore. E’ così che i percorsi standard o speleo, memoria o avventura regalano ad ogni turista l’esperienza nella dimensione che egli stesso desidera. Riuscire ad adottare anche nelle strutture statali questo tipo d’impiego dei beni culturali è oggi una priorità. A fronte di un economia che non può più sopportare l’onere di mantenere tutti i beni culturali presenti in Italia, una gestione capace di utilizzare il bene culturale senza dequalificarlo, interpretandolo per allargarne la fruizione ad un numero sempre più grande di turisti, è l’unica soluzione per garantirne la manutenzione, il pagamento del personale ed il godimento per ogni fascia di pubblico. Il 9 febbraio 2017 i rappresentanti del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una decisione che istituisce un Anno europeo del patrimonio culturale (2018). Applausi. Restiamo in attesa dei risultati? Non possiamo permettercelo. La maggior parte di questo grande patrimonio culturale è in Italia, quindi saremo proprio noi in prima linea. Probabilmente le nostre battaglie saranno due: da un lato evitare che il mondialismo corrente prevalga sulla cultura del rispetto reciproco, e dall’altro, saper cogliere dai modelli di gestione dei beni culturali dei paesi europei l’autonomia necessaria per implementare quell’Heritage marketing capace di sviluppare al meglio l’intreccio tra città e monumenti al servizio del turismo. Possiamo cominciare a darci da fare.

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