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Nella vicenda degli autisti di Amazon ci sono diverse tessere del mosaico della 4a rivoluzione industriale. Primo la tecnologia, la digitalizzazione ed informatizzazione del mercato, che consente di avviare nuove attività e creare nuovi posti di lavoro. Le ICT erano il cuore della 3a rivoluzione industriale, ma non hanno ancora prodotto i loro effetti e saranno uno dei motori anche della quarta rivoluzione, assieme alla robotica, all’intelligenza artificiale e al risparmio energetico.

La digitalizzazione, secondo alcuni, è ancora ai primordi e raggiungerà confini inimmaginabili. Cambierà non solo il modo di produrre, ma forse ancora di più il modo di consumare. Cambieranno cucine, auto, case, che, con qualche eccezione, come microonde e computer, usano tecnologie della metà del secolo scorso.

L’acquisto online rappresenta quote sempre maggiori degli scambi non solo interni, ma esteri. Nascono nuove opportunità imprenditoriali e di reddito. Spesso si sottolinea la richiesta di sempre nuove skills. Dietro Amazon Prime c’è un gruppo di ingegneri e lavoratori ad altissima qualifica che hanno sviluppato il meccanismo in ogni dettaglio, compreso l’algoritmo con cui si comandano i lavoratori come ingranaggi dell’intero sistema. Questi inventori – tecnici, ingegneri, manager, informatici – vedranno sempre più aumentare i loro redditi.

Nasceranno, però, anche nuovi posti di lavoro a bassa qualifica come gli autisti di Amazon. Non mi preoccupa la disoccupazione, che resterà bassa, grazie alle opportunità dovute alla crescita senza precedenti della produttività e conseguente riduzione dei costi. Le grandi società che aumenteranno a dismisura i loro profitti. Invece, scomparirà la classe media dei piccoli e piccolissimi commercianti al dettaglio. Questa piccola e media borghesia subisce i colpi inesorabili di un commercio sempre più di massa, ma anche, allo stesso tempo, sempre più personalizzato.

In Germania, Adidas ha già inventato la fabbrica che crea la scarpa su misura per ogni consumatore. Dal proprio pc si decidono colore, design, dimensioni, altezza, tutto nei minimi dettagli e a prezzi sempre più bassi. Arriva direttamente a casa il giorno dopo.

Con consumo e produzioni cambia anche la struttura sociale. Lo dicevano già David Ricardo e Karl Marx: ogni sistema di produzione porta con sé una nuova struttura sociale e una nuova regola di distribuzione della ricchezza. Alla piccola borghesia commerciale che scompare si va sostituendo una classe di arcimiliardari (miliardi di euro, non di lire) di dimensioni planetarie, capaci in un futuro non lontano di accumulare il reddito che finora produce un intero Stato. Size matters dove la size è quella dei mercati, che con la digitalizzazione diventa illimitata.

Molto sotto ci sarà la high class dei lavoratori ad alta professionalità che offriranno servizi come dipendenti delle imprese o più spesso all’esterno dell’impresa come liberi professionisti, poiché le imprese vorranno avere una quota di lavoro dipendente sempre più piccola.

E infine ci sarà la classe numerosissima dei paria, ancora fermi al lavoro manuale. Sarà fortunata se riuscirà a trovare un’occupazione dipendente stabile. L’alternativa sarà la disoccupazione, ma più spesso sarà occupata con salari ai limiti della sussistenza. “Proletari”, come diceva Marx, oppure working poor, come dice la sinistra americana: lavoratori con un reddito inferiore alla soglia di povertà, con poche speranze di aumentarlo.

In alcuni racconti di fantascienza, questa finisce a vivere sottoterra, come le talpe, senza voce, destinata a perdere man mano anche i diritti civili e politici. Sarà forse una razza umana diversa a causa delle mutazioni genetiche sempre più spinte. Ma non voglio spaventare nessuno…

Le condizioni di lavoro e di vita saranno sempre peggiori, poiché la concorrenza anche internazionale fra classi lavoratrici manuali sarà così spinta che per competere, le grandi società cercheranno di offrire servizi sempre più sviluppati che richiederanno sacrifici sempre maggiori al lavoro manuale. Per evitare le conseguenze sociali più drammatiche per la classe debole, ritornerà il conflitto sociale e la necessità dell’intermediazione sindacale, se il sindacato riuscirà ad interpretare il cambiamento.

Documentare i cambiamenti è importante, così come è urgente pensare fin d’ora al modo di tutelare i diritti dei più deboli, in una fase in cui i vecchi strumenti di tutela diventano sempre più deboli.

Per chi vuole approfondire, in edicola trovate FqMillennium “Licenziati da un robot?”

L’articolo I robot ci rubano lavoro (e diritti)? Muoviamoci prima che sia tardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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