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a2165492760_10È una metafora dei tempi in cui viviamo la storia di Will Toledo, 24enne cantautore statunitense con occhialoni che gli danno un aspetto da nerd e con l’aria da bravo ragazzo, nato in Virginia ma di stanza a Seattle, che artisticamente incarna la concezione del self made man, ovvero l’uomo che si è fatto da solo.

Dopo aver inciso diversi album suonati in completa solitudine sui sedili posteriori della propria auto e registrati nella sua cameretta, è stato dopo averli caricati sulla piattaforma online Bandcamp – e pubblicati alla maniera dei Led Zeppelin, numerati cioè progressivamente – che Will, dopo aver fondato una band dal nome decisamente bizzarro, Car Seat Headrest (che sta per “poggiatesta del sedile dell’auto”), è stato messo sotto contratto dalla Matador Records, con la quale pubblica dapprima l’album d’esordio Teens of Style cui segue questo Teens of Denial, il disco della consacrazione, composto da 12 brani indie-rock di matrice Nineties e indicato tra i migliori usciti nel 2016.

Con una voce che è un incrocio tra il geniale Beck Hansen e l’indisciplinato Stephen Malkmus, ex frontman dei Pavement, e una band che lo segue puntualmente nelle sue elucubrazioni, segnaliamo i brani Fill The Blank, Vincent e The Ballad of the Costa Concordia – a proposito di metafore della vitain cui il giovane Will confronta i suoi fallimenti con quelli del capitano (Francesco Schettino, nda) chiedendosi “come avrei potuto sapere come governare questa nave”? Torni a bordo, capitan Toledo!

L’articolo La Costa Concordia e i dolori del giovane Will proviene da Il Fatto Quotidiano.

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