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Lunedì 12 marzo l’allarme della delegazione di avvocati, ricercatori e mediatori culturali che ha visitato il centro trovandolo in “condizioni drammatiche“. Ora il Viminale corre ai ripari. E dopo un incontro tra il capo dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, il direttore centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del dipartimento di Pubblica Sicurezza e il sindaco di Lampedusa annuncia la “chiusura temporanea” dell’hotspot di Lampedusa, che sarà  rapidamente svuotato per consentire “i lavori di ristrutturazione“. L’8 marzo all’interno della struttura c’è stato un incendio, i cui segni sono ben visibili nelle foto scattate durante il sopralluogo di Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili (Cild), Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e Indiwatch: pareti annerite, stanza inagibili, vetri rotti. Ma anche materassi di gommapiuma senza lenzuola e sporcizia ovunque, cosa che non dipende dal fuoco.

“Nel corso del colloquio – informa una nota del ministero – è stata analizzata la situazione del centro di Lampedusa, anche alla luce del recente incendio doloso che ha reso inagibile una ulteriore sezione alloggiativa, già compromessa da analoghi precedenti episodi. A conclusione dell’incontro, si è convenuto di procedere al progressivo e veloce svuotamento della struttura con chiusura temporanea della stessa, per consentire l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione, a partire da quelli già programmati, riguardanti la recinzione, i locali mensa e la videosorveglianza“. In caso di emergenza “saranno assicurate le esclusive operazioni di primissimo soccorso ed identificazione, in vista della conseguente distribuzione territoriale dei migranti”.

Lunedì Gennaro Santoro di CILD e Giulia Crescini di Asgi hanno denunciato la mancanza di una mensa e la “scarsissima qualità” del cibo, “che gli ospiti devono consumare in stanza o all’aperto”. Inoltre “i water alla turca e le docce sono senza porte ed i materassi sporchi e malmessi. Difficoltà esistono poi nel formalizzare le domande di protezione internazionale e ai richiedenti asilo non viene rilasciato alcun titolo di soggiorno, cosa che impedisce agli stessi di lasciare l’isola e li costringe a vivere nell’hotspot anche per diversi mesi. Tutto ciò avviene nonostante queste strutture fossero pensate per fotosegnalare i migranti entro pochissimo tempo dal loro arrivo”. “A destare particolare preoccupazione – ha aggiunto Fabrizio Coresi di IndieWatch – sono poi le condizioni di sicurezza praticamente inesistenti che determinano una gravissima lesione dei diritti fondamentali dei nuclei familiari e delle persone più vulnerabili, in particolare dei minori (accompagnati e non) che si trovano a condividere spazi con cittadini adulti, per la maggior parte di genere maschile”.

Nei giorni scorsi la Croce Rossa di Roma, che partecipa alla gestione del Centro, era tornata a denunciare i tempi eccessivi di permanenza delle persone accolte. “Il Centro di Lampedusa dovrebbe prevedere una permanenza effettiva di 24/48 ore mentre nella realtà i tempi vanno molto oltre fino a toccare picchi di molte settimane se non mesi“, spiegava la nota. “Questa situazione sta determinando gravi criticità nella gestione del Centro che di per sé non è strutturato per un’accoglienza di lungo periodo, avendo come effetto anche conseguenze negative sul profilo qualitativo dell’accoglienza che cerchiamo in ogni modo di garantire”.”Dunque, chiediamo un rapido ed efficace intervento, volto a dare risposte che vadano verso quello che è il nostro obiettivo da quando abbiamo preso in carico l’accoglienza sull’Isola – prosegue il comunicato -. Ovvero il profilo umanitario oltre quello di garantire sicurezza sia per gli ospiti che per gli operatori. Per parte nostra ci siamo più volte attivati ma finora non abbiamo riscontrato un’inversione di tendenza. Cosa che ci auguriamo accada quanto prima. In caso contrario considereremo conclusa la nostra esperienza presso il Centro”.

L’articolo Lampedusa, dopo l’allarme di Croce rossa e associazioni il Viminale chiude l’hotspot. “Condizioni disumane” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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