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Attratti dal rischio. Affascinati dal pericolo. Ben consapevoli delle conseguenze amano sfidare la sorte ed il pericolo. Spavaldi per sentirsi vivi. Ma anche incattiviti e violenti secondo i loro canoni. E’ questo l’identikit dei giovanissimi della nostra società. “Balconing” è uno dei numerosi divertimenti estremi che da qualche anno attirano i ragazzi, trovando eco insperata nei filmati su Youtube. Condotte spericolate, che vanno oltre il comune senso del limite e della trasgressione per approdare a un territorio dove a rischio c’è la vita stessa. Come una spia rossa. E la rabbia cieca deflaga. Quattordicenni o poco di più e parlano a suon di botte. Scoppiano per un nonnulla e non si fanno scrupoli ad aggredire gli adulti. Figuriamoci le ragazzine. Violenze, richieste esplicite, il tutto poi viene ripreso e postato in rete: perché il pericolo è il piacere giovanile. Un’aggressività incontrollata che troppe volte è ossatura della cronaca nera. Le hanno adescate in rete, perché il pericolo viaggia veloce sui social network, che affascinano, rapiscono i più giovani, che trascorrono ore, giocano coi social e chattano, sino ad incontri che dal virtuale diventano realtà, per poi legarle con delle manette ad un recinto in un terreno isolato, violentandole e minacciandole di morte da quel ventenne che una di loro avevano conosciuto in chat. Le vittime, hanno solo 14 anni e si sono portate dentro l’atto ignobile e violento per un mese, fin quando una delle due non ha raccontato tutto ai genitori che hanno denunciato l’accaduto. Il gip ha parlato di un atto ideato con freddezza e determinazione. “Assoluta mancanza di scrupoli”, ha scritto nelle carte processuali. Alcool e droga sono ancora il miscuglio preferito dai giovanissimi, in un comportamento di vita sregolato. Molti di loro amano le droghe pesanti e il web è la piazza perfetta dove acquistarli senza alcun problema. “Tramadol” in gergo “droga del combattente” è la nuova frontiera della droga. Un quantitativo di circa 50 milioni nei giorni scorsi è stato sequestrato in Calabria. Si tratta di un potente oppioide che in Italia può essere venduto solo con prescrizione medica non ripetibile e che viene commercializzato come Contramal. Arriva dal Medio oriente, ecco perché la chiamano la droga del combattente, abbassando i freni inibitori, dando un aumento della performance, eccitazione, agitazione. Si può comprare su internet ed in Italia come in tutto il mondo pare se ne faccia un uso eccessivo ed il suo abuso può provocare un’overdose, richiedendo l’impiego del naloxone come antidoto. Sfiorano il rischio, mettono in pericolo la loro vita, sexting, adescamento online, ma anche anoressia e bulimia, frutto di siti internet, di consigli e diete facilmente reperibili, così la vita dei giovanissimi finisce nel pericolo più totale. Amano sentirsi già adulti, vogliono dimostrare di potersela cavare da soli, vogliono il riconoscimento del gruppo, mostrandosi più forti dei loro amici. Vogliono mettersi alla prova, sfidare l’emozione di trasgredire e superare i limiti. Per provare le reazioni degli adulti: genitori o insegnanti e vedere fino a quando valgono i limiti ed i divieti. Per osservare quanto sia effettivamente interessato e attento. Ed è proprio questo che i giovanissimi spesso sfidano l’attenzione e le colpe di tutti noi: famiglie, scuola e società. Le prime sono assenti su più fronti e in questi casi il primo che viene chiamato in ordine di responsabilità è il papà, una figura importante nella vita dei ragazzi, specie nella fase adolescenziale. Ma, c’è anche la scuola che non ha più un ruolo educativo al passo con i tempi. E poi la società, disattente nei confronti delle nuove generazioni. Cambia la società e le nuove generazioni vengono lasciate allo sbaraglio e al web, dov’è finita l’educativa di strada, fatta di educatori, progetti sociali creati dalle mani degli assistenti sociali? Dove sono finiti gli oratori o gli Acr e il ruolo di strada dei sacerdoti? Dov’è finita la progettualità extra scolastica dei docenti, fatta anche e soprattutto per i ragazzi iperattivi, più scontrosi, che tra i banchi di scuola si sentono legati e amano più manualità, teatro, musica? Dove siamo finiti noi adulti zii, genitori, amici, che dovremmo guardare negli occhi, specchio dei giovanissimi, per capire paure, perplessità e bugie. E le regole, che danno sì divieti ma insegnamenti? Quando riusciremo a guardarci dentro e ad assumerci le nostre responsabilità di adulti e di società civile forse riusciremo a proteggere e a dare delle alternative ai giovani, perché non esistono solo i social network e la sfida ai propri limiti, ma un mondo di opportunità, occasioni, di passioni e un mondo di umanità buona e responsabile, che dovremmo ritornare di moda.

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