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“Sulla legge di stabilità porremo la fiducia. Rispetteremo il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la Commissione bilancio sta ultimando. La fiducia è però necessaria” anche “per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità il rapporto fiduciario tra governo e maggioranza parlamentare”. Lo dichiara il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Oltre al significato politico spiegato da Franceschini (che si riferisce anche alle sbandate in commissione dove il governo è stato battuto due volte) ce n’è anche un altro: in questo modo i lavori dell’Aula di Palazzo Madama saranno rapidissimi e quindi il voto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi sarà quasi certamente il 27 novembre. ”Sulla legge di stabilità – si legge nella nota diffusa da Franceschini – porremo la questione di fiducia. Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la Commissione bilancio sta ultimando. La fiducia è però necessaria non soltanto per garantire i tempi di approvazione ma anche per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità, nel luogo proprio e sull’atto più importante, il rapporto fiduciario tra governo e maggioranza parlamentare”.

Forza Italia – il partito che da più tempo mescola manovra e voto sul Cavaliere, tanto da essere arrivato a una scissione – reagisce subito: “Apprendiamo che il governo porrà la questione di fiducia sulla legge di stabilità – dichiara Maurizio Gasparri– Ma su cosa? A quest’ora della giornata ancora non sappiamo che cosa intende fare l’esecutivo sulla casa e su altre questioni fondamentali. Si pone la fiducia, quindi, su quale testo?”.

Ma i problemi del governo – nonostante Forza Italia di fatto già non faccia più parte della maggioranza – non sono finiti qui, evidentemente: è stato infatti sconvocato il Consiglio dei ministri previsto per domani sull’Imu, questione rinviata più e più volte. Sul tavolo dell’esecutivo, ancora da approvare, il decreto che prevede la sospensione della seconda rata dell’imposta sulla casa e quello di riqualificazione delle quote di Bankitalia. 

Legge sugli stadi, il governo alza bandiera bianca: “Deciderà la Camera”
Non finisce qui. Il governo – dopo retromarce e giravolte – alza infatti bandiera bianca anche sulla questione stadi, il cui testo presentato dall’esecutivo era diventato – come detto da più parti, compreso il Pd – un modo per alimentare i rischi di speculazione edilizia. “La questione stadi sarà affrontata alla Camera” ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanni Legnini. L’ultima versione dell’emendamento sugli stadi circolata nella tarda serata di ieri risultava molto edulcorata rispetto alla prima proposta, non prevedendo la possibilità per i costruttori di nuovi impianti sportivi di edificare anche uffici ed abitazioni. Il testo stabilisce infatti solo che le risorse del Fondo di garanzia istituito nel 2002 presso il Credito sportivo, siano utilizzate “anche se non in via esclusiva, per favorire l’ammodernamento degli impianti già esistenti, o, in caso di comprovate ragioni, la realizzazione di nuovi impianti sportivi”, comunque “omologati per un numero di posti pari o superiore a 500 al coperto e a 2000 allo scoperto, con particolare riguardo alla sicurezza degli impianti e degli spettatori”. Un successivo comma precisa che questi interventi “sono realizzati prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti, legittimamente realizzati, o mediante localizzazione in aree già edificate”. Clausola questa voluta dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, per evitare consumo di terreno non edificato (Orlando si era scontrato con questo con il collega Graziano Delrio). Nonostante i correttivi apportati, dopo le infinite polemiche scatenate dagli ambientalisti ma anche da molti esponenti del Pd (Dario Nardella in primis, come spiegò al fatto.it), il nodo passa comunque a Montecitorio, per essere sciolto in quella sede.

 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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