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Sorpresa, prima ancora di essere approvata definitivamente la manovra è già lievitata di altri 2,6 miliardi di euro. Mentre infatti l’attenzione generale era tutta per le sorti di Silvio Berlusconi, le modifiche del Senato alla legge di stabilità hanno portato il saldo a circa 15 miliardi di euro (11 miliardi nel 2015 e 12 miliardi nel 2016). E’ quanto emerge dalle tabelle che accompagnano la relazione tecnica al maxiemendamento presentato dal governo e approvato da palazzo Madama. Le coperture previste, tra maggiori entrate e minori spese, ammontano a 2,8 miliardi.

In dettaglio, il totale di minori spese e maggiori entrate è di circa 2,7 miliardi, di cui 1,2 miliardi di maggiori entrate. Il saldo migliora di quasi 175 milioni. L’impatto sul deficit 2014 scende da 2,7 a 2,5 miliardi. Nella legge di Stabilità “i numeri sono inequivocabili. La Stabilità riduce il peso delle imposte: lo faceva nella formulazione originaria, lo fa ancora di più oggi dopo il passaggio in Senato. Ci sono altri 500 milioni per le detrazioni sulla casa, è stato bloccato l’aumento dei contributi per le partite Iva”, ha sostenuto il viceministro all’Economia Stefano Fassina in una intervista a l’Unità”.

Per Fassina “l’opposizione di Fi non ha ragioni di merito, ma è dovuta a scelte politiche che riguardano la vicenda personale di Berlusconi”, mentre l’accento sul sociale secondo il viceministro della legge è evidente. “Ci sono 100 milioni in più per il fondo per la non autosufficienza. Erano anni che non si faceva. Il segno sul sociale è inequivocabile. Ci sono anche le risorse per sperimentare il reddito minimo di inserimento. In più si stanziano 150 milioni per l’emergenza Sardegna, si istituisce un fondo per la ricostruzione nelle aree terremotate e alluvionate”, afferma.

“In aula – ha detto ancora Fassina – ho ribadito l’impegno del governo a migliorare l’indicizzazione delle pensioni alla Camera. Durante il secondo passaggio parlamentare avvieremo un dialogo con le parti sociali per le ulteriori modifiche. Ci sono le condizioni – ha sottolineato – per impegnare parte delle risorse provenienti dalla lotta all’evasione e dalla spending review alla riduzione del cuneo fiscale su lavoro e impresa”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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