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 Il messaggio non è nuovo, ma che sia ripetuto nel momento in cui la legge elettorale inizia ad affrontare la navigazione tra un emendamento e l’altro lo rende ancora più chiaro, ancora più forte. “Siamo consapevoli che siamo a un bivio straordinario. Con le riforme sarà tutto più semplice anche per quanto riguarda il lavoro, lo sviluppo”, avverte Matteo Renzi, “Se si affossa anche questa possibilità di riforme diventa davvero delicato immaginare uno spazio di speranza per questa legislatura”. Chiaro, no? Chi tocca muore, se invece si va avanti si tira dritto fino al 2018.   Con un governo riveduto e corretto? Le dimissioni del ministro delle risorse agricole Nunzia De Girolamo riaprono il caso, ma interviene direttamente Enrico Letta a tappare la falla. Accetta l’addio, senza troppi rimpianti, ed assume su di sè l’onere di guidare il dicastero. Niente “quick fix”, ma una soluzione che impedisce alla falla di allargarsi, magari con un bel dibattito sul rimpasto. 

Anche a su questo Renzi è adamantino: “Parlo a nome del Pd e riteniamo che   la questione sia di competenza del presidente del Consiglio”. Faccia lui, insomma, io non mi infilo in questo cunicolo. Il fatto è che c’è già abbastanza da pensare per proteggere il cammino dell’Italicum. Oggi, luned’ 27 novembre per l’appunto, è il giorno in cui scade il termine per la presentazione degli emendamenti, ed il sindaco di Firenze si deve dar da fare per conficcare nel terreno qualche pietra di confine. “Il testo base è già stato approvato e le modifiche spero siano il più condivise possibile: non è pensabile che per lo 0,5% salto l’accordo“, mette le mani avanti. In effetti di movimento ce n’è tanto, anche fuori del suo partito. I grillini sono all’attacco con il mantra elaborato da Grillo nelle settimane scorse: liste bloccate uguale parlamento di nominati e delinquenti. Ed anche Forza Italia non rende il clima più disteso, di fronte alle stesse minirevisioni che lo stesso Renzi sarebbe pur disposto ad accettare. I vertici si riuniscono in mattinata e stabiliscono: resta il no secco all’introduzione delle preferenze, ma paletti vengono posti – viene spiegato – anche sulla soglia di sbarramento del 5% per i partiti all’interno della coalizione.(


pubblicato da Libero Quotidiano

L'ultimatum di Renzi: "O si fa la legge o il governo cade"

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