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Pochi filtri e nessun rinnovo periodico. Da quando è nato il Movimento 5 stelle, nel 2009, non è mai stata fatta una verifica complessiva degli iscritti. Per questo nella base esiste una quota di inattivi, ossia persone che hanno tutti requisiti per partecipare a decisioni interne, anche le più importanti come la selezione dei propri candidati, ma che di fatto sono lontane dalla vita politica dei 5 stelle. Alcuni hanno aderito anni fa, ma poi hanno abbandonato. Basti pensare che alla votazione per aggiornare il Non statuto, una di quelle con l’affluenza più alta, si sono espressi 87mila militanti, su un totale di oltre 135mila.

Un problema che lo staff della Casaleggio conosce bene e su cui sta ragionando da tempo. Si stima che gli iscritti “dormienti” siano migliaia. Per questo a Milano si lavora per individuare il modo più adatto per conciliare l’idea di movimento aperto con una selezione interna della propria base. Una via per valutare l’effettiva attività di un iscritto, “pulire” le liste da quelli invisibili, e insieme mettere un freno a dissidenti e critici. Ma anche per evitare il rischio di “manipolazioni nelle votazioni”, o di scalate interne da parte di chi è vicino ad avversari politici o vuole portare avanti interessi personali. Il caso di Genova ha reso la questione ancora più urgente. L’aspirante sindaco Luca Pirondini, sconfitto alle primarie online dall’outsider Mirka Cassimatis, ha chiesto di rendere pubblici nomi e cognomi dei votanti. Secondo Pirondini per il risultato sono stati determinanti sostenitori di altre liste, abilitati al voto online. Compresi quei militanti che ruotano nell’orbita dei fuoriusciti.

Un’ipotesi che non si può escludere, visto il sistema che regola le iscrizioni. Se per gli altri partiti le sottoscrizioni sono annuali e la tessera va rinnovata ogni 12 mesi, nel Movimento 5 stelle la procedura è diversa. Non ci sono tessere, né quote di iscrizione. Così come non è mai stato stato chiesto un rinnovo delle adesioni. Per diventare un iscritto certificato la strada da seguire è sempre la stessa da anni. Ed è molto lineare. Basta compilare un modulo sul sito, con i propri dati anagrafici, inviare la copia del proprio documento di identità e dichiarare di “non essere iscritto a partiti politici” o associazioni in contrasto con i principi del Non Statuto.

“Alle votazioni in rete – si legge nel regolamento – sono ammessi gli iscritti dalla data indicata nel sito del Movimento 5 Stelle, aggiornata almeno una volta l’anno”. Per quanto riguarda gli argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto i “residenti nell’ambito territoriale interessato”. Per gli iscritti sono previste sanzioni disciplinari: il richiamo, la sospensione o l’espulsione. Esiste poi un collegio di probiviri “composto di tre membri, nominati dall’assemblea mediante votazione in rete su proposta del capo politico” e scelti “tra i componenti dei gruppi parlamentari del Movimento”. Ma se un militante non viene segnalato difficilmente la sua posizione sarà valutata dallo staff.  E può quindi contribuire a definire l’indirizzo politico del Movimento e partecipare alle votazioni in rete. È questo uno dei nodi che preoccupa di più diversi esponenti del Movimento, convinti che il meccanismo vada perfezionato. E che non sia più adatto a una realtà che negli ultimi anni ha visto una rapidissima crescita di consensi.

L’articolo M5s, pochi filtri e nessuna verifica: migliaia di “inattivi” che possono votare. Al lavoro per selezione più efficace proviene da Il Fatto Quotidiano.

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