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di Ugo Righi

Dieci volte al giorno devi superare te stesso: ciò procura una buona stanchezza ed è papavero per l’anima.
(Friedrich Nietzsche)

La vecchia madre napoletana, seduta in un angolo del giardino con le mani congiunte sul grembo, guarda la figlia che apparecchia la tavola. La guarda con una dolcezza in lei insolita e a un certo momento dice “sei capace di sgugliare qualsiasi cosa”.
Ha fatto fatica a dirlo ma è una dichiarazione d’amore e di stima per questa figlia generosa e capace. Il termine non si trova nel vocabolario ed è un’altra di quelle parole formidabili della lingua napoletana; parole che hanno un senso prodotto dal suono e dalla forma. Significa far nascere dal niente, germogliare, generare valore, ottimizzare qualcosa, in pratica creare valore. Se ci pensiamo, questo è un altro aspetto determinante per capire le dinamiche sociali, politiche e del soggetto in generale. Ci sono persone che distruggono il valore, con propensioni alla bruttezza che diventano tendenze e producono comportamenti che generano malessere. Quello altrui ma anche il proprio. Queste persone spesso non vogliono determinare la bruttezza e il malessere intenzionalmente, ma non sono capaci di fare altro. In generale proprio queste persone sono capaci di strutturare alibi, falsi nemici e pensieri che impediscono il loro cambiamento. Inossidabile è la loro sicurezza, la testa la usano solo per scuoterla, piena di pensieri stinti dall’odio e dalla paura.
Poi ci sono, purtroppo poche, altre persone che hanno ingiunzioni interiori di valore che promuovono sentimenti che richiedono una forma che si realizza nell’azione e in risultati.
Queste persone sono capaci sgugliare, di ottenere valore, di non soffermarsi su quello che manca per giustificare il disimpegno ma di capire cosa c’è per farlo crescere. Queste persone hanno il senso profondo di una responsabilità etica e estetica nei confronti degli altri e di se stessi. Certo questo si può vedere in grandi processi collegati alle diverse forme di potere che determinano quindi comunità e città come Oslo oppure come Roma.
Ma anche in comportamenti quotidiani come chi fa la raccolta differenziata e chi no, chi spegne la luce quando esce dall’ufficio, chi rifà bene un letto per la notte, chi sa assistere un malato: in pratica chi sta facendo bene ciò che fa, nei ruoli sociali o organizzativi della vita (amico, amante, figlio,genitore,vicino di casa, professionista,ecc.) producendo effetti diretti e collaterali capaci di opporsi alla bruttezza e far germinare sprazzi di bellezza.

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