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“Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose e scelte morali. Alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte”. L’addio a Martin Landau, morto a Los Angeles la scorsa notte ad 89 anni, deve obbligatoriamente partire dal monologo finale del rabbino di Crimini e Misfatti. Film in cui Landau si staglia come interprete principale, monumentale e tormentato, quel Judah Rosenthal, chirurgo oculista, uomo composto, affermato e ricco, che fa uccidere l’amante e poi gradualmente cancella ogni rimorso per continuare a vivere sereno e felice tra i suoi familiari.

Al di là del genio ancora maturo di Woody Allen (che poi ripeterà ridicolmente per due volte lo stesso plot alla Dostoevskij) è nella frase di questo film che si concentra la strana traiettoria professionale di un irregolare hollywoodiano. Palesemente dotato di classe e fascino, ma mai troppo utilizzato e ben voluto dallo star system produttivo. Si racconta perfino che nel 1966 Gene Roddenderry offrì la parte di Mr. Spock in Star Trek a Landau; ma l’attore, nato a New York nel 1928, fumettista e illustratore a 17 anni per il New York Daily News, subito attore di teatro dal 1951 e nel ’55 ammesso con Steve McQueen all’Actor’s Studio di Lee Strasberg, rifiutò.

Landau aveva già interpretato con successo Intrigo Internazionale di Hitchcock nel 1959, o ruoli minori in Cleopatra di Joseph Mankiewicz (’63), La carovana dell’alleluia di John Sturges (’65), Nevada Smith di Henry Hathaway (‘66), ma nel ’66 si ritrova ad uno dei bivi della sua carriera. Sceglie di vestire i panni di Rollin Hand nella serie tv Mission Impossible. Ed è lì che in quattro stagioni, assieme a quella che diventerà sua moglie, Barbara Bain, si afferma come attore elegante e magnetico. Sempre con la Bain torna protagonista di una serie di culto anche in Italia come Spazio 1999. Uno sci-fi debitore di Kubrick, Star Trek e mille altre tracce di esplorazione spaziale visiva, ma che nel suo understatement raggiunge un successo di pubblico inaspettato. Landau interpreta il comandante John Koenig e la serie viene messa in onda dal 1974 al 1977). Vista la popolarità ci si aspetta nuovi ruoli per il 49enne attore newyorchese, ma per uno strano scherzo del destino dovrà attendere solo il 1988, grazie al ruolo di Abe in Tucker di Francis Ford Coppola. “Tucker mi ha resuscitato”, spiegò l’attore in un’intervista al Guardian. “In quei dieci anni mi offrirono solo parti di tizi malvagi, ridicoli e caricaturali, con lo spessore da personaggi da fumetto. Quando arrivò Coppola pensai: ‘finalmente un essere umano’ ”.

Landau riceve una nomination come attore non protagonista agli Oscar per Tucker, e una l’anno dopo per Crimini e Misfatti. Il suo Judah, nell’incredibile film alleniano, riassume in un magistrale e terrificante precipizio etico, tutti quei personaggi dai tratti sinistri, dalla doppia morale, apparentemente poco amichevoli, che hanno comunque contraddistinto la sua carriera fino a quell’istante. Quando Tim Burton nel 1994 gli offre, infine, la parte del morfinomane, cupo, e ingobbito Bela Lugosi in Ed Wood, Landau non si lascia sfuggire il ruolo della vita e con una performance mimetica, fisica e dolente rievoca un’icona hollywoodiana discussa e tenuta sempre in disparte dal sistema, che sembra ricalcare il percorso attoriale del nostro. Bela/Martin vince l’Oscar come miglior attore non protagonista e, oramai da anziano, interpreta ruoli di contorno in City Hall accanto ad Al Pacino, in The Majestic con Jim Carrey, in Hollwyood Homicide con Harrison Ford. “Ho rifiutato molte parti, ma non ho rimpianti”, ha raccontato Landau alcuni anni fa al Washington Post. “Sul set di Mission Impossibile venne Sergio Leone che mi voleva protagonista di Per un pugno di dollari. Ma io rifiutai. La mia carriera è stata meravigliosa comunque”.

L’articolo Martin Landau morto a Los Angeles a 89 anni. Aveva vinto l’Oscar interpretando Bela Lugosi in “Ed Wood” di Tim Burton proviene da Il Fatto Quotidiano.

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