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Crisi familiari, mediazione, negoziazione assistita, ruolo dei professionisti e necessità di un dialogo interdisciplinare: di questo si è parlato nella sala convegni del Museo Pan dove lo scorso 10 novembre si è svolto il dibattito “Le famiglie nella rete: interventi interprofessionali per il sostegno e la risoluzione degli aspetti critici”, organizzato dall’associazione Consulo. Un confronto a cui hanno aderito numerosi ospiti, circa 200, tra cui magistrati, avvocati, organi di mediazione ed associazioni rappresentative degli interessi collettivi per esaminare e valutare le prospettive di una revisione normativa che possa garantire e tutelare i diritti della famiglia.
“La nostra costituzione – dice l’avvocato Flora Nappi, componente del consiglio direttivo dell’associazione – ci insegna che la forza di un diritto si misura dall’efficacia della garanzia della tutela dei medesimi, ecco perché sostengo che l’eventuale obbligatorietà della mediazione familiare e la forte valenza normativa della negoziazione assistita potrebbero spingere il legislatore a rivedere la normativa, come è ben stato fatto sino ad oggi, nell’introdurre le due procedure come baluardi, a mio giudizio, insostituibile della sacralità della persona umana”.
La domanda “che si pone l’opinione pubblica” e che è stata al centro del dibattito è – continua Nappi “se la legge n. 54 del marzo 2006 sulla separazione dei coniugi e sull’affidamento condiviso dei figli e che ha introdotto la mediazione familiare sia una buona o una cattiva legge. E, ancora, se la mediazione familiare è una chance dei coniugi in crisi o la stessa è da considerarsi uno strumento necessario di risoluzione dei conflitti”. La risposta per l’avvocato dell’associazione Consulo potrebbe trovare concretizzazione in un’azione del legislatore finalizzata a prevedere “l’obbligatorietà della mediazione familiare prima o senza il processo davanti ai giudici perché in un ordinamento giuridico democratico la garanzia e l’effettività dei diritti dei genitori e dei figli sono il fondamento costituzionale senza i quali non c’è pace familiare che regga. Ce lo dicono a chiare lettere il principio personalista garantito dall’art.2 della costituzione e il principio dell’effettività della garanzia e della tutela dei diritti da parte della Repubblica Italiana prevista dallo stesso articolo. Ecco che la mediazione familiare non solo va accolta con entusiasmo dal nostro ordinamento giuridico, ma va elevata a valore primario di garanzia dei diritti”.
Il convegno, organizzato in un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di un acceso dibattito politico e costituzionale, anche alla luce delle recenti modifiche legislative, è stato l’occasione per affrontare l’argomento da vari punti di vista. Significativi, oltre a quello di Nappi, anche gli interventi di Gaetano Gigliano, magistrato presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sezione famiglia, che ha illustrato la posizione del minore nel prisma delle procedure della negoziazione assistita, della mediazione familiare e della collaborazione genitoriale, di Ornella Riccio, magistrato di Sorveglianza presso il tribunale per i minori di Napoli che ha definito l’ambito della mediazione familiare applicata al diritto minorile. A moderare il dibattito il presidente dell’associazione Consulo Cristiana Crisi, coadiuvata dalla mediatrice familiare e docente Aims Silvia Signorelli.
L’ evento è stato accreditato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, all’Ordine degli Assistenti sociali Campania, all’associazione nazionale mediatori sistemici (AIMS) ed al coordinamento nazionale Counselor professionisti.

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