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Sento la colpa che pesa sulla mia coscienza. Portare il peso della famiglia di Luca e quella di Mosè…annegati nel mare. Non è per nulla facile. Ho visto tutti colori della miseria… Preghiamo per il riposo delle loro anime. Rimaniamo in contatto!

In quattro erano partiti dalla capitale del Congo Democratico. Lui, Leonardo, i due fratelli e un amico d’infanzia di nome Ananìa che si era unito all’avventura. Perché potessero viaggiare suo padre aveva venduto l’unico terreno che possedeva a Kinshasa. Solo la madre si era opposta all’idea di cercare fortuna lontano. La RDC è un Paese la cui storia si ripete da troppo tempo. Transita l’Africa con la sfortuna di essere definito dagli specialisti uno ‘scandalo geologico’. Troppo ricco di materie prime per essere vero. Ad arrangiare tutto ci ha pensato la politica dell’attuale presidente, che ormai a mandato scaduto, ha scelto di perpetuarsi nel potere a tempo indeterminato.

Leonardo e i suoi complici arrivano nel Benin, appendice incostante sull’oceano Atlantico. A Cotonou, la capitale economica, le loro strade si separano. I tre lo lasciano per continuare da soli il viaggio fino in Libia con la promessa di mandargli il necessario per raggiungerli una volta sul posto. Passano alcune settimane e Leonardo, senza pensarci due volte, si avvicina al deserto e si ferma a Niamey. Mentre attende in città, di sera tardi, una telefonata dalla Libia lo informa che i tre sono annegati nel Mediterraneo tentando di raggiungere l’Italia. Quella volta furono tanti a fare naufragio e non di tutti si era potuto sapere il nome. Oltre l’amico di infanzia, tra i morti annegati, c’erano Luca e Mosè, per l’occasione non salvato dalle acque.

La madre insiste perché almeno lui torni a casa. Oltre la moglie ha quattro figli che l’attendono. Maria Gloria, di 22 anni, Prince, Grace e la piccola Mimì che cresce piano accanto alla mamma di nome Jeanne. Avevano traversato l’altro Congo, il Camerun, la Nigeria ed erano approdati nel Benin. Il padre di Leonardo aveva venduto il terreno senza pensare che in quello avrebbe scavato la fossa dei suoi figli e di un vicino. La madre lo immaginava, lei che li aveva generati, sapeva che non sarebbero tornati a casa. Dice a Leonardo che almeno lui, il secondo, torni e si prenda cura dei propri figli e di quelli degli altri due.

Al momento di tornare al Paese sono pieno di gioia. Durante 4 mesi sono stato nella tristezza e il lutto. Non ho avuto un attimo di pace e di tranquillità. Preso ad ogni momento dal dolore e dai rimorsi a causa della mia famiglia. Oggi ho la speranza di cominciare una nuova vita.

Leonardo è ospite dell’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni che in settimana faciliterà il suo rimpatrio a Kinshasa. Dice che digiunava e pregava perché qualcuno avesse pietà di lui. Di mestiere creatore aveva cercato di inventare la sua vita che a 39 anni si era complicata. La Repubblica per nulla Democratica del Congo di Joseph Kabila, arricchitosi proprio come i precedenti presidenti, fabbrica poveri e disuguaglianze sociali. Leonardo da Kinshasa voleva progettare un’altra storia da raccontare ai suoi figli.

Leonardo ha scritto e mandato questi messaggi. E’ preoccupato perché sa che all’aeroporto di Kinshasa ogni viaggiatore deve pagare una tassa di 55 dollari. La tassa in questione non risparmia i cittadini nazionali. Non possiede la somma richiesta e spera tanto che, almeno a Natale, come regalo gli facciano uno sconto.

Niamey, dicembre 016 

L’articolo Migranti, storia di chi aveva inventato la sua vita e ora spera in un Natale democratico proviene da Il Fatto Quotidiano.

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