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“Mai più un caso Parma”, aveva promesso il presidente della Figc, Carlo Tavecchio. Il Modena calcio è riuscito a fare anche peggio: un secolo di storia svanito nel nulla, a stagione in corso. Da oggi i “Canarini”, dal dopoguerra sempre iscritti ad un campionato professionistico, non esistono più. Travolti dai debiti, privati dello stadio e alla fine persino dei suoi calciatori, cancellati dall’ennesimo fallimento del pallone italiano. La quarta sconfitta a tavolino contro il Santarcangelo significa radiazione: la Lega Pro ha ufficializzato la sua esclusione dal campionato, riscrivendo calendario e classifica del Girone B della Serie C.

La storia del Modena non è troppo diversa da altre già viste negli ultimi anni: c’è una proprietà che a un certo punto va in difficoltà (in questo caso per i guai giudiziari dell’ex presidente di Cpl Concordia, Roberto Casari, recentemente assolto), un passaggio di mano infelice (al dirigente Antonio Caliendo, che ha poi a sua volta venduto a Aldo Taddeo), una retrocessione in Lega Pro che dà il colpo di grazia alle finanze del club. I debiti si accumulano, un po’ alla volta. E alla fine esplodono. Dopo la tribolata iscrizione al campionato 2017/2018, il Modena si è ritrovato senza soldi: nessuno conosce la situazione debitoria con precisione, ma si parla di un passivo di circa 5 milioni di euro. Impossibile pagare i calciatori e neppure il Comune per aprire lo stadio. Da inizio ottobre la squadra non è praticamente più scesa in campo nelle partite in casa: 0-3 contro Mestre, Albinoleffe e Padova. Inutile l’espediente di rinviare la gara contro il Fano per guadagnare un po’ di tempo, scartata l’ipotesi di schierare i ragazzini delle giovanili per rimandare la fine. Con i tentativi di salvataggio falliti, sarebbe servito solo a prolungare l’agonia. Così domenica la quarta sconfitta a tavolino ha messo la parola fine: resta pendente un ricorso alla Corte d’appello contro i primi due 0-3, ma anche questo pare solo un pro forma.

Al netto del dramma sportivo degli emiliani (mai un fallimento in 105 anni di storia), c’è da registrare il 27esimo caso di scomparsa di una società professionistica nelle ultime 5 stagioni. E da porsi i soliti interrogativi sulle responsabilità di chi ha permesso tutto ciò: già nel finale della scorsa stagione il club appariva in affanno, a luglio la Covisoc (l’organo di vigilanza contabile sulle società) aveva posto dei rilievi su situazione patrimoniale e pagamenti. Ma era bastato un piccolo trucco contabile per aggirarli: iscrivere al bilancio della società l’immobile di un circolo privato, con relativo aumento di capitale fittizio. Così il Modena era tornato in regola agli occhi della Figc ed aveva potuto iscriversi al campionato, salvo poi ritrovarsi dopo due mesi impossibilitato a disputarlo. “Prima o poi bisognerà riflettere seriamente sui mali del sistema calcio italiano. I controlli non bastano: se ogni anno c’è un caso diverso, evidentemente significa che certi parametri non sono più attuali”, commenta il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina.

Sembra un film già visto, con i precedenti di Latina e Pisa. Anche lì i problemi finanziari erano esplosi a metà campionato, ma la Lega Serie B era riuscita a metterci una pezza, garantendo almeno il finale della stagione. Come successo al Parma nel 2015. Stavolta neanche quello: la squadra scompare a torneo in corso. Lo scenario peggiore possibile per la regolarità della competizione. L’unica notizia positiva (si fa per dire) è che la radiazione è arrivata presto, entro la fine del girone d’andata: in questi casi il regolamento prevede la neutralizzazione di tutte le partite giocate. Così se non altro nessuno si avvantaggerà del fallimento dei gialloblù, e le altre continueranno a giocarsi promozioni e retrocessioni ad armi pari. Il Modena, invece, viene cancellato dalla classifica e retroattivamente pure dal calendario. Come se non fosse mai esistito.

Twitter: @lVendemiale

L’articolo Modena calcio radiato dalla Lega Pro: 27esima scomparsa di una società professionistica nelle ultime 5 stagioni proviene da Il Fatto Quotidiano.

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