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Per la morte di Aldo Bianzino, deceduto nel carcere di Perugia Capanne dopo circa 48 ore dall’arresto il 14 ottobre del 2007, c’è già stata una sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna per omissione nei confronti di un agente della Penitenziaria. Ma la famiglia del falegname di 44 anni chiede che siano riaperte le indagini sulla base di due perizie svolte da consulenti medici della famiglia in cui emergerebbero nuovi elementi sulle lesioni che portarono alla morte dell’uomo. Il figlio, che all’epoca dei fatti aveva solo 14 anni, ha depositato nelle scorse settimane una richiesta di riapertura delle indagini per omicidio a carico di ignoti, che è ancora al vaglio della Procura.

Secondo le due perizie, effettuate a novembre dai consulenti medici della famiglia Luigi Gaetti e Antonio Scalzo, la causa della morte sarebbe riconducibile a una “emorragia subaracnoidea” provocata però “non dalla presenza di un aneurisma ma da un evento traumatico”, come spiegato oggi in una conferenza stampa. E la lesione epatica, che finora è stata considerata legata alle “manovre di rianimazione“, sarebbe – secondo queste perizie – invece contemporanea all’altra.

“Le lesioni sono sovrapponibili – ha detto in conferenza stampa l’avvocato Cinzia Corbelli, legale di Branzino assieme all’avvocato Massimo Zaganelli – sono insorte contemporaneamente e almeno due ore prima del decesso. La battaglia che sto portando avanti va al di là della voglia di giustizia per mio padre – ha sottolineato oggi Rudra – ha una valenza generale. Bisogna fare chiarezza su questa vicenda – ha aggiunto, citando anche anche i casi Cucchi e Uva – non possiamo permetterci di avere questi dubbi – ha sottolineato definendosi un – figlio senza famiglia che chiede di vivere in uno stato di giustizia”. Nel corso di una conferenza stampa in Senato ha anche lanciato una petizione online per “supportare questa richiesta di verità e giustizia” e ha chiesto che “venga aperta una Commissione di inchiesta parlamentare per tutti i casi sospetti di persone morte sotto custodia delle istituzioni”. Presente anche il senatore Luigi Manconi, all’epoca sottosegretario alla Giustizia, che ha sottolineato: “Un cittadino posto sotto tutela dello Stato deve rappresentare il bene più prezioso”. Il fascicolo per omicidio a carico di ignoti sulla morte di Bianzino venne archiviato dal gip di Perugia nel dicembre del 2009.

L’articolo Morto in carcere a Perugia, il figlio di Aldo Bianzino chiede la riapertura delle indagini per omicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.

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