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Roma, 24 gen. – (Adnkronos) – Nessuna politica a sostegno degli obiettivi fissati dall’Unione Europea su clima ed energia. E’ questo il giudizio dell’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini che all’Adnkronos commenta l’accordo che prevede al 2030 una riduzione del 40% delle emissioni di Co2 e il 27% di rinnovabili. Secondo Clini, “la conclusione del lavoro di ieri della Commissione europea ha soprattutto un valore politico internazionale perché dice che l’Europa sta portando avanti l’impegno di ridurre i gas serra e va avanti per la propria strada”. Si tratta però di “un dato politico non sostenuto da politiche”.

La prima cosa che manca, sottolinea l’ex ministro, “è la strumentazione che serve a sostenere l’obiettivo del 40%”. Per ridurre le emissioni “è necessario promuovere tecnologie in grado di sostenere quelle esistenti nella produzione di energia, nell’efficienza energetica, nel sistema dei trasporti e nella distribuzione dell’energia elettrica”. Per Clini, dunque, “è necessario trasformare il sistema energetico europeo e dare un ruolo più importante alle fonti rinnovabili” per le quali l’obiettivo del 27% è “modesto rispetto alla riduzione delle emissioni”. Ma soprattutto “si tratta di un obiettivo senza gambe”.

Secondo l’ex ministro dell’Ambiente, “per aumentare la quota di rinnovabili servono misure incentivanti e serve una posizione unica a livello europeo”. Servono dunque “forme incentivanti concordate a livello europeo”. In passato, invece, “c’è stata una frammentazione e gli investitori non hanno avuto un quadro di riferimento di certo. Serve una regola comune e ci vuole uno strumento normativo e fiscale che consente un vantaggio a chi investe nelle rinnovabili”.

La terza cosa che manca all’accordo “è un quadro di riferimento normativo nel settore dei trasporti. Un settore molto importante visto che copre il 27% delle emissioni”. Partendo dal presupposto che l’Ue non produce petrolio, secondo Clini, per ridurre del 40% le emissioni “bisogna scegliere in maniera decisa l’auto elettrica e utilizzare i biocarburanti di seconda generazione. Cosa che l’Ue non sta facendo”. I biocarburanti “sono fondamentali perché rappresentano il petrolio verde su cui l’Unione europea può puntare”.

Ricapitolando dunque “servono tecnologie per le fonti rinnovabili, per l’auto elettrica e per i biocarburanti”. Grazie a questi tre filoni, “l’Europa associa alla riduzione del 40% di Co2 investimenti sulla crescita”. Il quarto gruppo di investimenti “riguarda l’efficienza energetica ma l’Europa non sa decidere se fissare obiettivi vincolanti per tutti. In merito c’è una discussione in corso ma rischia di tradursi in buoni propositi”. L’ultimo strumento, conclude l’ex ministro, “è la fiscalità energetica che si può tradurre con il lasciare un contributo di carbonio nell’energia. Questo perché il carbone deve avere un prezzo alto”. In questo modo “è più facile promuovere le altre energie”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Nessuna politica a sostegno degli obiettivi fissati dall'Ue su clima ed energia

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