Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Nove anni dal delitto, otto di processo, due assoluzioni e una condanna passata in giudicato. Tutto questo non basta a mettere la parola fine sul caso di Garlasco che potrebbe essere riaperto da un nuovo colpo di scena. Elisabetta Ligabò, mamma di Alberto Stasi, l’ex studente bocconiano, oggi 33enne, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ha rivelato al Corriere della Sera che il Dna trovato sotto le unghie di Chiara non è del figlio, ma forse di un altro giovane che apparteneva al vecchio giro di amicizie o conoscenze della 26enne uccisa la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta al civico 8 di via Pascoli. Le dichiarazioni choc della signora Ligabò arrivano dopo l’esito della consulenza della difesa di Stasi che ha incaricato una società di investigazioni di Milano di riesaminare gli atti dell’inchiesta. Il risultato è però inutilizzabile secondo i legali della famiglia Poggi. Perché il confronto delle tracce di Dna recuperate sono state comparate con i risultati della perizia eseguita a settembre del 2014 su ordine della Corte d’Appello, e già allora definiti poco attendibili perché i campioni erano troppo deteriorati. In sostanza, il raffronto da parte della difesa di Stasi è stato fatto su dei documenti. E non sui reperti delle unghie di Chiara che nel frattempo sono state distrutte.

Ma le nuove conclusioni spingeranno ugualmente la signora Ligabò a presentare un esposto per chiedere la revisione del processo sulla base di una prova che considera schiacciante per l’innocenza del figlio, oggi rinchiuso nel carcere di Bollate dove si è costituito un anno fa, dopo la sentenza della Cassazione che Il 12 dicembre 2015 ha messo la parola fine a una vicenda giudiziaria tormentata durata otto anni, nel corso della quale Stasi è stato assolto due volte prima della condanna definitiva.

Ora, i consulenti dello studio Giarda hanno individuato il profilo del giovane diverso da Stasi grazie a un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua. I legali si sono rivolti al perito che ha estratto i campioni di Dna, analizzati rigorosamente in forma anonima dal genetista (che mai aveva avuto incarichi nella vicenda) e confrontati con la perizia del professor Francesco De Stefano eseguita nel settembre 2014 su ordine dei giudici d’Appello. I campioni sono quelli del quinto dito della mano destra e del pollice della mano sinistra di Chiara, giudicati ‘sovrapponibili tra loro’. Dal confronto emerge “una perfetta compatibilità genetica (profili identici) tra il profilo del cromosoma Y estrapolato dal professor De Stefano sul quinto dito della mano destra e sul primo dito della sinistra, con il profilo genetico aploide del cromosoma Y ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta d’acqua”.

Tuttavia “il cromosoma Y identifica tutti i soggetti maschi appartenenti al medesimo nucleo familiare (padre, fratelli, zii, nipoti) ed esso non è utilizzabile per identificare un singolo soggetto ma, piuttosto, una famiglia”. La famiglia, conclude il Corriere della Sera, dove vive una persona che adesso potrebbe essere chiamato a dare conto delle ragioni del contatto diretto con Chiara.

La rivelazione che emerge dai risultati di laboratorio dovrà ora ricevere conferma dalle indagini di polizia giudiziaria. L’iniziativa dei legali di Stasi è partita dall’esito dalla perizia del tribunale relativa al Dna trovato in piccoli frammenti sotto le unghie di Chiara che in un primo momento gli investigatori non erano riusciti ad analizzare nella sua completezza. È stata successivamente la Corte d’Appello di Milano nel processo-bis a disporre nuove analisi, eseguite dal professore De Stefano, che identificarono Dna maschile in quelle tracce. Forse addirittura appartenenti a due persone. Quella perizia, però, diceva anche che il Dna maschile rinvenuto sotto le unghie di Chiara era troppo degradato e in quantità troppo limitata per arrivare a delle certezze. E quindi il confronto con il profilo genetico di Stasi, pur evidenziando la compatibilità di cinque marcatori, non ha dato esiti sufficientemente attendibili.

Sorge allora una domanda: se per Stasi il risultato non era sufficientemente certo, come è possibile che lo sia per un’altra persona? E’ lo stesso dubbio esposto dall’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, secondo cui queste nuove analisi sono “approssimative, incomplete e inutilizzabili”. “Credo che la strategia della difesa di Stasi – spiega l’avvocato a ilfattoquotidiano.it – stia cercando di introdurre un nuovo soggetto in questa vicenda, un complice. Altro non potrebbe fare, perché Stasi è stato condannato sulla base di altre prove ben più solide rispetto a quella del Dna. Penso all’analisi sulla ‘camminata’, all’impronta nel bagno e alle tracce sui pedali della bicicletta. Inoltre, la sua responsabilità è stata cristallizzata dalla Cassazione“.

 

L’articolo Omicidio Garlasco, nuova analisi: “Dna sotto unghie di Chiara è di un giovane che lei conosceva”. Difesa Poggi: “Test inutilizzabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Rispondi

Archivi