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Dopo nove anni il caso Garlasco potrebbe essere riaperto. Elisabetta Ligabò, mamma di Alberto Stasi, l’ex studente bocconiano, oggi 33enne, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ha rivelato al Corriere della Sera che il Dna trovato sotto le unghie di Chiara non è del figlio, ma di una persona di sesso maschile che forse apparteneva al vecchio giro di amicizie o conoscenze della 26enne uccisa la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta al civico 8 di via Pascoli. E’ questo l’esito della consulenza della difesa, rappresentata dallo studio Giarda, che ha incaricato una società di investigazioni di Milano di riesaminare gli atti dell’inchiesta. Un risultato choc che spingerà la signora Ligabò a presentare un esposto per chiedere la revisione del processo sulla base di una prova che considera schiacciante per l’innocenza del figlio, oggi rinchiuso nel carcere di Bollate dove si costituì un anno fa dopo la sentenza della Cassazione che Il 12 dicembre 2015 ha messo la parola fine a una vicenda giudiziaria tormentata durata otto anni, nel corso della quale Stasi è stato assolto due volte prima della condanna definitiva.

La rivelazione, scrive il Corriere della Sera, che emerge dai risultati di laboratorio, condotti da un noto genetista su incarico degli avvocati dello studio Giarda, dovrà ora ricevere conferma dalle indagini di polizia giudiziaria. L’iniziativa dei legali di Stasi è partita dall’esito dalla perizia del tribunale relativa al Dna trovato in piccoli frammenti sotto le unghie di Chiara che in un primo momento gli investigatori non erano riusciti ad analizzare nella sua completezza. È stata successivamente la Corte d’Appello di Milano nel processo-bis a disporre una nuova perizia, eseguita dal professore Francesco De Stefano, e a identificare Dna maschile in quelle tracce. Forse addirittura appartenenti a due persone. Campioni confrontati nel settembre 2014 con quello di Stasi e risultati compatibili solo per 5 marcatori contro la necessità di almeno nove corrispondenze.

Ora, i consulenti hanno individuato il profilo del giovane diverso da Stasi grazie a un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua. I legali si sono rivolti al perito che ha estratto i campioni di Dna, analizzati rigorosamente in forma anonima dal genetista (che mai aveva avuto incarichi nella vicenda) e confrontati con la perizia di De Stefano e i risultati di Stasi. I campioni sono quelli del quinto dito della mano destra e del pollice della mano sinistra di Chiara, giudicati ‘sovrapponibili tra loro’. Dal confronto emerge “una perfetta compatibilità genetica (profili identici) tra il profilo del cromosoma Y estrapolato dal professor De Stefano sul quinto dito della mano destra e sul primo dito della sinistra, con il profilo genetico aploide del cromosoma Y ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta d’acqua”.

Tuttavia “il cromosoma Y identifica tutti i soggetti maschi appartenenti al medesimo nucleo familiare (padre, fratelli, zii, nipoti) ed esso non è utilizzabile per identificare un singolo soggetto ma, piuttosto, una famiglia”. La famiglia, conclude il Corriere della Sera, dove vive una persona che adesso potrebbe essere chiamato a dare conto delle ragioni del contatto diretto con Chiara, assassinata la mattina del 13 agosto 2007.

L’articolo Omicidio Garlasco, nuova analisi: “Il Dna sotto le unghie di Chiara è di un giovane che lei conosceva, non di Stasi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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