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“Stracciamo lo statuto del Pd, sciogliamolo e rifondiamolo”. Parola del presidente del Pd,  Matteo Orfini. Alla sesta edizione della festa di Left Win Orfini ha parlato in streaming ma usando parole che più chiare non potevano essere. “Non serve cambiare nome. Mettiamo insieme un pezzo di paese che non condivide le politiche di questo governo: dobbiamo costruire una risposta dopo la sconfitta che sia all’altezza della sfida. Il partito com’è oggi non funziona. Mi rivolgo a tutti, basta questa distinzione con la società civile, decidiamo insieme la linea politica e la leadership”.

Parole che si annodano e ingarbugliano in qualche modo al filo del discorso tenuto dal segretario-reggente Maurizio Martina non più tardi di ieri, alla Festa dell’Unità di Torino, quando ha detto che “a dieci anni dalla nascita del Pd  il problema non è cambiare nome, ma ridare attualità alla sfida democratica”. All’esterno, ha avvertito, come all’interno del partito. “Il congresso, quindi, dovrà comunque concludersi entro le europee avrà i tempi giusti”.

In realtà la strada indicata da Orfini (e non solo, prima di lui furono Cacciari, Calenda e poi Prodi) nasce come una scorciatoia ma rischia di interferire pesantemente con il rebus del confronto interno su temi e leadership, sul Congresso e la segreteria. Tanto che si fanno insistenti anche le richieste di posticipare (o anticipare) gli appuntamenti a dopo il voto europeo, verosimilmente per non offrire ancora l’immagine di un partito dilaniato e strozzare così, sul nascere, quel lavoro di ricucitura che (a parole) è indicato da tutti come l’obiettivo per continuare a esistere dopo sondaggi di gradimento al 17%.

Non dice quanto, ma si capisce che è contrario Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio che ha già annunciato la sua corsa alla guida del partito, tornato a chiedere che il Congresso si tenga “prima delle Europee”. “Bisogna fare opposizione e creare un’alternativa che non c’è”, ha scandito a margine della festa nazionale dell’Udc a Fiuggi. “Il lavoro di riaggregazione di un popolo è già ricominciato fuori dall’enclave del Truman Show. Io dico al mio partito: meno Truman Show e più società”. Come dire, cambiamo, evolviamo, non azzeriamo tutto perché “abbiamo beccato il canale giusto per riaccendere una curiosità e una voglia di combattere”.  E dunque: “Ributtiamoci piuttosto con umiltà nella pancia dell’Italia per indicare una strada. Ricostruire un pensiero democratico che unisce due obiettivi strategici: crescita ed equità. Sembra facile, ma è la missione per recuperare i delusi”. Per tutta risposta Orfini lo ha pungolato così: “Le sue parole sui notabili del Pd sono apprezzabili. Però nella sua regione ha candidato Bruno Astorre, che come campione anti notabilato non mi sembra credibilissimo”.

Il discorso però non potrà che giare attorno al cerchio che ancora ruota attorno a Matteo Renzi, dispensatore di carte con la candidatura seminascosta di Graziano del Rio e nuovamente lanciato tra Feste dell’Unità e appelli alla lotta: “Dopo una sconfitta è obbligatorio fare l’analisi del voto, è come giusto mi sono dimesso. Ma dopo sei mesi di terapia di gruppo e autoflagellazione ora possiamo cominciare a farci sentire? A fare opposizione?”, aveva detto alla festa dell’Unità di Torino. “Io ho ricominciato a girare come un matto perché dobbiamo contrastare questi che ne combinano di tutti i colori – aggiunge -. Mi sembra di sentire un po’ di timidezza”.

In  serata arrivano altre pietre dal deputato Francesco Boccia, che dice: “Ci sono solo macerie. Che piaccia o no questa è la condizione in cui siamo nel PD e nel centrosinistra. Chi prova a negarlo o è in malafede o pensa ancora di salvarsi facendo il figurante. Ma questa fase non ammette né i figuranti né gli ignavi. Serve andare oltre il renzismo. Abbiamo bisogno di una discussione forte e netta nei circoli e nelle piazze. E poi potremo riprenderci i nostri elettori che hanno ancora tanta voglia di votare un grande partito riformista. Ben vengano più candidati e soprattutto nuovi iscritti. Ma niente scherzi o rinvii sul congresso: va fatto immediatamente”.

L’articolo Pd, ora lo dice anche il presidente Orfini: “Cambiare nome non basta, il partito non funziona. Sciogliamolo e rifondiamolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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