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Napoli, 26 nov. – (Adnkronos) – “Da una rilevazione di Perils (database di Zurigo) sulle esposizioni al rischio terremoto e alluvioni di tutto il territorio italiano e relativamente all’anno 2013 (alla quale ha partecipato circa il 60% dell’industria assicurativa in termini di volume premi incendio) risulta che l’esposizione complessiva del settore a tali rischi per quanto riguarda le imprese (industria, artigianato, commercio) si attesterebbe a valori superiori ai 350 miliardi di euro; per quanto riguarda le abitazioni assicurate si stima per il 2013 un’esposizione del settore superiore ai 60 miliardi”. E’ quanto dichiara Antonio Coviello, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irat), in occasione della tavola rotonda organizzata alla Camera di Commercio di Napoli dal titolo “Calamità naturali e coperture assicurative”, pubblicazione scientifica che riporta l’analisi effettuata da più ricercatori italiani.

Secondo i dati Ania, aggiunge Coviello, “il terremoto inEmilia-Romagna del maggio 2012 ha comportato danni alle industrie locali (più di 10.000 unità), stimati in oltre 12,6 miliardi di euro. Per tale evento il settore assicurativo, a oggi, stima un ammontare di danni assicurati pari a circa 1,2 miliardi di euro (di cui circa 800 milioni per il sisma del 20 maggio e 400 milioni per l’evento del 29 maggio), dei quali più del 50% risulta già liquidato dal mercato”. Per quanto riguarda, invece, gli eventi alluvionali avvenuti nel corso del 2012, “i danni subiti nella regione Toscana sono stati stimati circa 110 milioni di euro di danni, provocando 5 morti e lasciando 700 persone prive di dimora”, precisa Coviello.

Secondo il ricercatore del Cnr “lo Stato non è più in grado di sostenere efficacemente cittadini e imprese danneggiati da alluvioni e terremoti. Lo Stato non può più rispondere tutto a tutti, dare piena copertura a tutti i rischi di calamità naturali, e al tempo stesso intervenire per l’emergenza, il soccorso alle vittime e agli sfollati, la prevenzione, la preparedness, e il riassetto idrogeologico del territorio”.

D’altro canto, aggiunge Coviello, “manca da parte dei privati la consapevolezza che ci si può e deve muovere in autonomia, e l’offerta delle compagnie assicurative non è sempre nel nostro Paese all’altezza dei requisiti richiesti dalla domanda. Anche perché questa domanda non ha raggiunto la massa critica necessaria. E sovente insorgono problemi di ‘selezione avversa’, per cui sono i soggetti e i territori più esposti al rischio quelli che si assicurano, determinando quindi una lievitazione dei costi e dei prezzi”.

Di fronte ad una questione ‘di sistema’, secondo il ricercatore, “manca una risposta ‘di sistema’. Perché manca tanto da un lato la consapevolezza dei privati che lo Stato non può più farsi carico da solo dei problemi, e dall’altro manca la volontà dello Stato di cambiare il suo schema di intervento. Non si tratta per lo Stato di fare un passo indietro, ma di cambiare modello di sostegno”.

Ci sono cose infatti che “solo lo Stato può, e deve fare. Pensiamo all’importanza di prevedere un meccanismo di assicurazione di ultima istanza. Non c’è che lo Stato infatti a doversi far carico dei rischi estremi, che non possono essere gestiti dal mercato. Ma tutto il resto, secondo Coviello, “può, e dovrebbe, essere lasciato al settore privato. Che ha anch’esso un ruolo e una funzione ‘pubblica’ fondamentale. In un sistema pubblico-privato di copertura dei rischi, è l’intero sistema, nella sua parte pubblica, ma anche in quella privata, che svolge una funzione sociale rilevante; funzione che dovrebbe essere riconosciuta e premiata, anche dal punto di vista del trattamento fiscale”, conclude lo studioso”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Per le imprese esposizione al rischio pari a 350 mld per le calamità naturali

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