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Non mi è chiaro se gli ultimi eventi riguardanti due ministri della Repubblica debbano essere derubricati fra le espressioni di incapacità o fra le più raffinate strategie di comunicazione subliminale? Gli eventi sono noti. La ministra dell’Istruzione ha scritto nel suo curriculum di essere laureata in quanto il titolo di assistente sociale che lei conseguì ora è divenuto una laurea breve e lei lo giudicava equipollente. Il ministro del Lavoro ha affermato che questa litania sui cervelli in fuga è una stupidaggine perché non è che tutti quelli che rimangono in Italia sono da ritenersi, per solo questo elemento del non voler espatriare, dei pistola. Ha aggiunto che meglio è se alcuni di loro stanno fuori dai piedi. Successivamente entrambi hanno attuato delle smentite.

L’ipotesi che si tratti di espressioni sfuggite che mostrano una loro incapacità è ritenuta da tutti i commentatori prevalente.

Mi è venuto il dubbio che invece si tratti di una strategia comunicativa. Abbiamo già visto questa strategia in atto per entrare in sintonia con parti consistenti dell’elettorato poco acculturate e che vivono la politica più con la pancia che con il ragionamento. Teniamo presente che recenti studi dimostrano che le connessioni nervose presenti a livello addominale equivalgono o addirittura prevalgono su quelle presenti nel cervello. Parlare di cervello addominale o viscerale è corretto e possiamo ipotizzare che l’importanza di ciò che sentiamo nel nostro addome a volte è prevalente sul ragionamento per indirizzare la nostra vita.

Per molti leader politici ormai è più importante parlare stimolando la pancia dell’elettorato che mirare alla testa con ragionamenti politicamente corretti. Abbiamo assistito alle performance di Donald Trum, di Boris Jonhson che venivano dileggiati dai giornali schierati contro le loro affermazioni grezze ma estremamente efficaci nel colpire l’elettore che non si sente di appartenere all’elite. Anche la strategia dei 5 stelle ha basato il suo messaggio sul vaffanculo, che sicuramente non era politicamente corretto, e sul dire che in politica non servono le competenze ma ci si può improvvisare sindaci, onorevoli o presidenti della camera. Dopo i superprofessori del governo Monti per reazione ci si è buttati su giovani incompetenti non legati alla vecchia politica.

La non laurea della Fedeli o l’affermazione che non sentiremo la mancanza dei centomila espatriati non sono politicamente corrette ma stimolano la pancia di molti concittadini che ritengono che questi laureati, casomai espatriati, se la tirano troppo. Tutti costoro che conoscono a menadito due o tre lingue, viaggiano, si sentono cittadini del mondo e guardano con sufficienza l’Italia non rappresentano il cittadino medio che ha piacere di parlare nel suo dialetto, non conosce e non vuole assolutamente imparare l’inglese e se ne frega degli studi superspecialistici. Penso che i due ministri, non so se volontariamente o involontariamente, abbiano inviato messaggi che sono sintonici con la pancia di molti elettori.

L’unica cosa che non capisco è se si sia trattato di una strategia deliberata o di semplice incapacità.

L’articolo Poletti e Fedeli sono incapaci o parlano alla pancia dell’elettorato? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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