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L’Italia è il Paese dei conflitti di interesse, niente di nuovo. Ma quelli che si possono scovare nel sistema della raccolta differenziata dei rifiuti hanno dell’incredibile. Prendiamo la figura di Filippo Bernocchi, avvocato e politico toscano legato all’ex ministro dell’Ambiente ed ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Bernocchi è da anni il delegato a Energia e rifiuti dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, e sotto la presidenza di Sergio Chiamparino ne è stato anche il vicepresidente. Da tempo, insomma, ricopre un ruolo determinante nel fare gli interessi dei comuni nella gestione dell’immondizia. Una delle sue controparti è il Conai, il consorzio privato che è al centro del sistema della raccolta differenziata degli imballaggi. Le cose funzionano così: per ogni tonnellata di imballaggi immessa sul mercato i produttori di imballaggi versano un contributo (cac, contributo ambiente Conai) al Conai, controllato dagli stessi produttori. Il sistema Conai, costituito dal Conai e da sette ‘sotto-consorzi’ (ciascuno dedicato a un materiale da riciclare), riconosce poi ai comuni un corrispettivo a tonnellata che dovrebbe compensare gli extra costi sostenuti per la raccolta differenziata degli imballaggi rispetto a quella dei rifiuti generici. Questo corrispettivo viene stabilito ogni cinque anni a seguito di una trattativa tra Anci e Conai, come accaduto nel 2009 e nel 2014 con Bernocchi nel ruolo di responsabile rifiuti per l’Anci. In sostanza, quanto più lui è bravo a fare gli interessi dei comuni, tanti più soldi entrano nelle loro casse per finanziare la raccolta degli imballaggi. E, di conseguenza, tanti più soldi il Conai dove sborsare. Anci e Conai, per questo, sono due controparti. Ma ilfattoquotidiano.it ha scoperto che da diversi anni il Conai ha un legame con lo studio legale dello stesso Bernocchi. Lo studio, infatti, attraverso un altro avvocato, cura il recupero crediti del Conai, e cioè i contributi cac evasi dai produttori di imballaggi.

Bernocchi: “Mai favorito il Conai”. Ma la raccolta differenziata pesa soprattutto sui comuni – A quanto arrivano gli onorari pagati in questi anni dal Conai allo studio di Bernocchi? “Non glielo so dire, non me lo ricordo”, risponde il direttore generale del consorzio Walter Facciotto. “E’ uno degli studi che noi abbiamo. Fa attività di recupero crediti per noi come la fanno altri studi. Ne abbiamo sette o otto, con tutti abbiamo contratti che prevedono le stesse tariffe”. Beh, ma tra tutti gli studi legali che ci sono in Italia, proprio quello di Bernocchi dovevate scegliere? “Non so neanche quanto lui si occupi di queste cose, noi abbiamo rapporti con un’altra persona, un’avvocatessa”.

Se dal Conai non si fanno grossi problemi di opportunità, Bernocchi che dice? “In questa vicenda non c’entro – sostiene il delegato dell’Anci -. Io personalmente, con la mia partita Iva, non curo il recupero crediti per il Conai, né ho conflitti di interessi, né seguo personalmente cause del Conai, né ho redditi che vengono dal recupero crediti del Conai”. Sì, ma ce li ha un avvocato associato al suo studio. E’ opportuno? “Un avvocato che ha la sua partita Iva può fare quello che gli pare, non deve avere pregiudizi per il fatto di conoscere me o collaborare con me – risponde Bernocchi -. Ha il suo lavoro e fa quel cazzo che gli pare”. E ancora: “Se un avvocato che svolge il suo lavoro autonomamente ha fatto una gara e ha vinto un servizio, è bene che lo faccia. Non è corretto che solamente per il fatto di lavorare con me gli vengano pregiudicate delle occasioni di lavoro”. Fino ad arrivare a una domanda che a questo punto è d’obbligo. E Bernocchi se la fa da solo: “Mi vuol chiedere se io, nella mia attività di responsabile dei rapporti con il Conai, abbia mai fatto sconti su qualcosa a causa di qualche interessamento nel settore del recupero crediti o di eventuali aspetti professionali? Mai, mai, mai”.

A fronte dei “mai” di Bernocchi, qualche dato è bene riportarlo. Il sistema Conai, prendendo per esempio il 2015, ha incassato 593 milioni di euro grazie al cac e circa 225 dalla vendita dei materiali conferiti dagli enti locali, mentre ai comuni ha versato solo 437 milioni. Numeri che contribuiscono a creare una situazione che lo scorso febbraio è stata descritta così dall’Antitrust: “Il finanziamento da parte dei produttori (attraverso il sistema Conai) dei costi della raccolta differenziata non supera il 20% del totale, laddove invece, dovrebbe essere per intero a loro carico”. Il sistema Conai, cioè, è stato creato a fine anni novanta per soddisfare, sulla base delle direttive europee in materia, il principio del “chi inquina paga”. Ma stando al giudizio dell’Antitrust, a pagare sono soprattutto le casse pubbliche dei comuni.

Se un unico conflitto di interessi è troppo poco – Quella del recupero crediti del Conai non è l’unica situazione di conflitto di interessi all’interno del sistema di gestione della raccolta differenziata degli imballaggi. E per trovarne altre non occorre tornare indietro all’interrogazione parlamentare di tre anni fa, con cui il M5S chiedeva conto del perché nel 2010 Bernocchi fosse diventato docente della Scuola superiore della pubblica amministrazione locale, proprio quella che, in base all’accordo Anci-Conai, prendeva fondi dal Conai per tenere corsi di formazione sui rifiuti da imballaggio. Di conflitti di interessi se ne trovano diversi anche ai giorni nostri, come già riportato da ilfatto.it . E’ per esempio il caso di Ancitel Energia e Ambiente, la società a maggioranza privata presieduta fino a pochi mesi fa da Bernocchi, che viene pagata dal Conai per gestire la banca dati con dentro tutti i numeri della raccolta differenziata dei comuni italiani. O il caso del contributo cac dovuto dai produttori di imballaggi: a stabilirne il valore è il Conai, e quindi in ultima analisi sono i produttori stessi. La situazione è tale da portare l’Antitrust ad auspicare che la gestione degli imballaggi venga aperta al mercato e non sia più appannaggio quasi esclusivo del Conai. Auspicio su cui il consorzio non ha mai nascosto tutta la sua contrarietà. La questione è in parte affrontata da alcune norme contenute nel ddl concorrenza, al momento fermo in seconda lettura al Senato. Ma anche quando si va a vedere chi è coinvolto nel processo di formazione delle leggi che coinvolgono raccolta imballaggi e sistema Conai, saltano fuori i conflitti di interesse, quantomeno potenziali.

I legami del Conai con le fondazioni di Realacci e Ronchi – Il Conai e il consorzio del sistema Conai della carta, il Comieco, fanno parte del forum degli associati della fondazione Symbola, con cui collaborano per alcuni progetti, come il Premio Carte, dedicato al settore cartario, e il rapporto annuale di Symbola ‘GreenItaly’. Presidente della fondazione è Ermete Realacci, che oltre a essere un deputato del Pd è anche il presidente della commissione Ambiente della Camera, quella incaricata di discutere ed esprimere pareri sulle norme che riguardano la gestione dei rifiuti. E quindi lo stesso Conai. Al di là della quota associativa (“poche migliaia di euro”), per Facciotto non si può parlare di un finanziamento del Conai a Symbola: “Noi finanziamo un report, come facciamo con alcune università. Visto che svolgiamo anche attività di ricerca e sviluppo, ci avvaliamo di diversi soggetti a cui facciamo fare attività di ricerca che paghiamo regolarmente sulla base di un listino”.

Un legame analogo il Conai ce l’ha con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile di Edo Ronchi, l’ex ministro dell’Ambiente a cui si deve il decreto che nel 1997 ha portato alla nascita del consorzio stesso. Tornando ai giorni nostri, il Conai e tutti i sette consorzi di filiera sono soci della fondazione, mentre il direttore generale del Conai Facciotto fa parte del suo comitato di presidenza. La fondazione di Ronchi da un po’ di anni ha un accordo di partenariato con il ministero dell’Ambiente (quello di quest’anno vale 330mila euro, di cui il 60% a carico del ministero) per attività di supporto agli Stati Generali della Green Economy, un processo di elaborazione strategico-programmatica aperto ai principali stakeholder della green economy, tra cui anche il Conai. In pratica la fondazione ha la possibilità di indirizzare le politiche del ministero e, tra le altre cose, nel contesto degli Stati Generali si occupa del recepimento delle nuove direttive in materia di economia circolare e rifiuti. Proprio quelle che, ancora una volta, interessano il Conai.

Sponsor del meeting di Comunione e liberazone e dell’Anci – Se alcuni legami del Conai passano attraverso attività di ricerca, altri hanno al centro vere e proprie attività di lobbying. Come nel caso della sponsorizzazione al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, dove il Conai, nell’ultima edizione, oltre a essere presente per le sue iniziative di comunicazione, ha dato il nome a una delle sale per i convegni. Tra le sponsorizzazioni c’è poi quella concessa all’assemblea annuale dell’Anci, in occasione della quale lo scorso ottobre sindaci e politici, Matteo Renzi compreso, si sono alternati a parlare dal palco di Bari con il logo del Conai sullo sfondo. Giusto per mischiare il ruolo di controparte dell’Anci con quello di main sponsor del suo evento principale. “Oltre che nostra controparte – spiega Facciotto – l’Anci è anche nostro partner. Ci mancherebbe che non partecipassimo a questo evento. La nostra partecipazione è doverosa, siamo lì per dare informazioni ai comuni sull’accordo Anci–Conai”. E quanto costa la presenza del Conai con uno stand e la sua sponsorizzazione? “Le cifre non mi piace darle, riguardano i rapporti diretti tra noi e loro. Chiedete all’Anci. Se ve le vogliono dare, noi non abbiamo alcun problema”.

@gigi_gno

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