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Il voto per il referendum costituzionale in Turchia? “Non è stato all’altezza degli standard internazionali“. Parola dell‘Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa , che sta tenendo una conferenza stampa ad Ankara a ventiquattro ore del referendum vinto dal presidente Recep Tayyip Erdogan con il 51,4% dei voti.  Fondamentale per orientare il giudizio dell’Osce è stata la decisione della Commissione elettorale turca di valutare come valide per l’esito del voto anche le schede non timbrate. Una scelta che per l’Ocse “ha minato le garanzie contro le frodi”. Il voto del referendum però è stato viziato anche dalla “mancanza di imparzialità” che ha fatto sì che il “campo di gioco non fosse tutto allo stesso livello”, ha spiegato Tana de Zulueta, a capo della missione dell’Osce in Turchia. “In generale, il referendum non ha rispettato le norme del Consiglio d’Europa”, ha aggiunto Cezar Florin Preda, leader del team dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Dopo la svolta iper presidenzialista voluta da Erdogan, dunque, per la  Turchia si annunciano momenti di tensione: sia nei rapporti con gli altri Stati occidentali che a livello interno.

L’intervento dell’Osce, infatti, era atteso dalla Commissione europea che in una nota – firmata dal presidente Jean Claude Juncker, dall’alto rappresentante Federica Mogherini e del commissario alla politica di vicinato Johannes Hahn – spiegava di aver “preso nota” dei risultati diffusi” in Turchia , e attende la valutazione della missione Osce sulle eventuali irregolarità. Più netta la presa di posizione dell’Austria, con il ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, che ha chiesto di interrompere le trattative per l’ingresso di Ankara nell’Unione Europea. “La Turchia non può essere un membro-  ha detto Kurz all’agenzia Apa – Occorre finalmente sincerità sui rapporti tra la Ue e la Turchia. Il tempo dei tatticismi deve finire”.

Più attendista la posizione della Germania – dove moltissimi turchi emigrati hanno votato a favore del referendum – ha chiesto ad Ankara di impegnarsi in un “dialogo rispettoso di tutte le parti politiche e civili”, dopo che i risultati del referendum hanno mostrato “quanto profondamente la società turca sia divisa”. “Il governo federale si aspetta che, dopo una dura campagna elettorale per il referendum, il governo turco cerchi un dialogo rispettoso con tutte le forze politiche e sociali del Paese”, scrivono in una nota la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel.

I riferimenti di Berlino alla divisione della società turca citavano implicitamente gli scontri interni ad Ankara sulla legittimità del voto. I primi a sollevare dubbi sulla scelta di conteggiare anche le schede elettorali senza timbro erano stati i partiti di opposizione, che già durante lo scrutinio avevano avanzato le accuse di brogli nei confronti del governo. Al momento, questo è un voto dubbio“, ha commentato Utku Cakirozer, deputato del partito kemalista Chp, la formazione politica che per prima aveva contestato la decisione di conteggiare anche le schede senza il timbro ufficiale. “L’unico modo per porre fine alle discussioni sulla legittimità del voto e di tranquillizzare il popolo è che il Consiglio elettorale supremo cancelli il voto“, ha detto invece il vice-leader del Chp, Bulent Tezcan, denunciando che in molti seggi, almeno per la prima mezz’ora, agli osservatori dell’opposizione non è stato permesso di assistere allo scrutinio dei voti, come previsto dalla legge.

In giornata, però, alle opposizioni ha replicato la commissione elettorale turca. “Le schede non sono false e sono valide, non c’è nessun dubbio”, ha detto Sadi Guven, il presidente della commissione, annunciando che entro 12 giorni verranno diffusi i risultati definitivi del voto. Per allora, la Turchia avrà già prorogato lo stato d’emergenza varato dopo il fallito golpe del luglio scorso. “Alle 19 e 30 di oggi ci riuniremo nel Consiglio di sicurezza nazionale, se il (successivo) Consiglio dei ministri lo approva, verrà prolungato”, ha detto il vicepremier Nurettin Canikli. Il probabile rinnovo dello stato d’emergenza – che scade in settimana -era già stato anticipato da Erdogan prima del referendum: a questo punto raggiungerebbe così la durata di almeno un anno

E se quello che è uscito dalle urne – tra il fronte del No che si è imposto nelle città principali e le accuse di brogli – non è certo un plebiscito, al contrario per i giornali filo – governativi celebrano la svolta super presidenzialista voluta da Erdogan con titoli enfatici. “La Turchia ha vinto“, “La vittoria delle nazione“, “La rivoluzione del popolo“, titolano le prime pagine di Yeni Safak,  Star e Sabah, Le testate d’opposizione, invece, si concentrano sui dubbi relativi alla regolarità del voto. “Sulle urne è caduta un’ombra“, è l’apertura del laico Cumhuriyet. “La vostra coscienza è a posto?”, provoca Sozcu, evidenziando la presenza di “2,5 milioni di voti dubbi”. BirGun, voce della sinistra, titola invece “24 milioni di persone coraggiose”, sottolineando l’importante risultato del fronte del No, nonostante una campagna elettorale in cui gli osservatori dell’Osce hanno evidenziato diversi ostacoli.

E se a occidente si registra preoccupazione per quella che è stata definita la Sultanizzazione di Ankara, diverso è l’umore degli Stati orientali. Secondo le agenzie di stampa filo governative, infatti,  primi a congratularsi con Erdogan per la sua vittoria sono stati, infatti, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, l’emiro del Qatar, il leader dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, il presidente pakistano Mamnoon Hussain e dal vice presidente iracheno Osama al-Nujaifi.

L’articolo Referendum Turchia, Osce: “Voto non all’altezza degli standard internazionali. Minata la garanzia contro frodi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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