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Ho sempre difeso Virginia Raggi e la sua Giunta, vittime di una campagna di stampa accanita sostenuta da poteri forti che pensavano di aver tutto da perdere dal suo avvento in Campidoglio, primi fra tutti i palazzinari che a Roma hanno sempre fatto il buono e cattivo tempo. Questa campagna oggi continua con l’incredibile doppio standard che si traduce nell’infinita accondiscendenza nei confronti di Sala che si è macchiato di colpe ben più gravi e penalmente rilevanti.

Inutile però nascondere la testa sotto la sabbia. L’arresto di Marra, nel quale la sindaca aveva malriposto la sua fiducia, quasi che si trattasse di una sorta di genio del management del personale capitolino, quando invece a quanto pare era solo un disonesto, è solo la ciliegina sulla torta. Non si tratta però solo di selezione di pessimi personaggi dipinti come salvatori della Patria, ma di incapacità di tagliare definitivamente i ponti con il passato e di ascolto della città in quanto tale.

Eppure c’era stata, da parte di molti esponenti di movimenti sociali e dell’associazionismo presenti in città, una totale apertura di credito nei confronti della Giunta pentastellata. Così come del resto i cittadini romani si aspettavano novità tangibili che ancora non si vedono. Fra le varie tesi esplicative di tale situazione io propendo per quella dell’ingenuità, inesperienza, incapacità dei nuovi amministratori che, agitando la bandiera dell’onestà e basta, non sono andati al di là di una piatta invocazione della legalità formale, finendo per inciamparvi proprio perché la loro mancanza di coraggio li portava a nascondersi dietro personaggi comunque discutibili come l’ex assessore ai Rifiuti, Paola Muraro o il sospettato di corruzione, Raffaele Marra.

Sappiamo tutti quanto pesi il lascito di giunte che rispondevano ai poteri forti  quando non addirittura a Mafia Capitale. Proprio per questo, però, ci si doveva attendere da Virginia e dalla sua équipe quel colpo di reni che non c’è stato. Virginia, pur essendo probabilmente una brava persona, non è certo De Magistris, il sindaco che sa parlare alle masse partenopee che pure vivono una situazione ancora più difficile di quella romana, ma non è neanche Chiara Appendino che sta attuando a Torino (città invece certamente meno problematica di Roma) scelte politiche e amministrative innovative e stimolanti.

Bisogna peraltro dare ragione a Roberta Lombardi quando denunciava Marra come il virus che stava minando i cinquestelle.

La domanda però è come è possibile che la sindaca della Capitale si faccia infettare da un virus di questo genere, continuando a dargli fiducia? La risposta è, come ho accennato, nell’ingenuità e mancanza di coraggio della Raggi e del suo gruppo. Si tratta però di un campanello di allarme più generale per i cinquestelle. Dato che il virus ha potuto penetrare di un organismo indebolito per l’assenza di una chiara prospettiva politica (l’invocazione dell’onestà da sola non basta neanche a quanto pare a garantire la stessa onestà) e per la debolezza dei meccanismi democratici interni, che pure sono infinitamente superiori a quelli di partiti come il Pd e Forza Italia.

Pecche gravissime, tanto più nel momento in cui la vittoria del No e l’agonia del renzismo, ultimo avatar del governo dei poteri forti, pongono con forza la questione dell’alternativa. I Cinquestelle, per il ruolo che svolgono e la fiducia di cui continuano nonostante tutto a godere da parte di gran parte del popolo italiano, devono quindi portare avanti, a partire dal caso di Roma, una forte riflessione autocritica. La stessa Raggi deve continuare a governare cominciando a rispondere alle aspettative dei cittadini romani, dando finalmente luogo a un vero dialogo con le realtà vive di Roma. Per dirla con la rete Decide Roma in una metropoli dove la percentuale di no è stata tra le più alte in Italia, è giunto il momento di rendere visibile e concreta la promessa di rompere con le politiche liberiste e renziane, altrimenti “i processi finanziari già in atto trasformeranno Roma e i suoi beni pubblici in un grande bazar, e la giunta 5s nel battitore d’asta”.

Capito Virginia? Il tempo è scaduto, devi avere il coraggio di cambiare per non dare un duro colpo alle speranze che i cinquestelle e tu in particolare avete volenti o nolenti sollevato.

L’articolo Roma: cara Virginia, il tempo è scaduto proviene da Il Fatto Quotidiano.

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