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Corruzione in atti giudiziari: è questo il reato ipotizzato nei confronti di Silvio Berlusconi e dei suoi legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, oltre che di alcune ragazze ospiti ad Arcore, dai giudici di Milano nelle motivazione del cosiddetto processo Ruby bis, nel quale sono stati condannati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Secondo i magistrati il Cavaliere è “gravemente” indiziato del reato “di corruzioni in atti giudiziari” in qualità “di soggetto che elargiva il denaro e le altre utilità” alle ragazze-testimoni. Berlusconi per il processo principale è stato condannato a 7 anni per concussione e prostituzione minorile con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici Tra le varie ragazze che ammisero durante le udienze del processo di aver ricevuto denaro da Berlusconi ci sono Elisa Toti, Aris Espinoza, Ioana Visan e Marysthelle Polanco. Prima di loro, durante l’inchiesta, erano state la stessa Nicole Minetti e Imma ed Eleonora De Vivo. Ma ci furono anche i casi di Mariano Apicella e Danilo Mariani (il pianista di Arcore) ai quali l’ex presidente del Consiglio avrebbe acquistato le rispettive abitazioni.

In un passaggio delle motivazioni della sentenza a carico di Fede e Mora, condannati a 7 anni, e di Minetti, condannata a 5 anni, i giudici della quinta sezione penale (presidente del collegio Annamaria Gatto) ricostruiscono la riunione avvenuta ad Arcore il 15 gennaio 2011, quando dopo le perquisizioni del giorno precedente molte delle ragazze ospiti alla serate vennero convocate a Villa San Martino. “Tutti i soggetti partecipanti alla riunione e, quindi, anche tutte le ragazze, sono gravemente indiziati”, secondo i giudici del reato di corruzione in atti giudiziari. Le ragazze, infatti, “che poi rendevano false testimonianze (…) in qualità di testimoni e, quindi, pubblici ufficiali, ricevevano denaro ed altre utilità, sia prima che dopo aver deposto come testimoni”. Berlusconi viene indicato dai giudici come “colui che elargiva (e tuttora elargisce) le somme” alle ragazze. Gli avvocati Ghedini e Longo “in qualità di concorrenti” avrebbero “partecipato, nella loro qualità di difensori di Berlusconi, alla riunione del 15 gennaio 2011”.

I giudici di Milano nelle motivazioni della sentenza del processo Ruby bis hanno ipotizzato il reato di corruzione in atti giudiziari anche per la stessa Karima El Mahroug e il suo ex legale Luca Giuliante. L’avvocato si sarebbe interessato “ai vari pagamenti in contanti e bonifici” che la giovane marocchina avrebbe ricevuto “periodicamente”. Per Ruby e Giuliante i magistrati ipotizzano anche il reato di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale. Il riferimento è al “misterioso” interrogatorio della notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010 della giovane davanti al legale, a Mora e “un emissario di lui”. I giudici hanno parlato di “anomalo interrogatorio” le cui modalità “indicano come l’atto fosse finalizzato non solo ad apprendere notizie destinate a rimanere secretate fino alla discovery” e coperte dal segreto istruttorio “ma anche a farne uso diffondendole e rivelandole”. In quell’interrogatorio Ruby avrebbe raccontato quanto aveva riferito ai pm l’estate precedente sulle feste di Arcore, ricostruzione tra quelle al centro delle indagini della procura di Milano e a quell’epoca non ancora resa pubblica.

Non solo: secondo il tribunale Ruby “prima di deporre come testimone” rese “pubbliche dichiarazioni” mettendo in atto “un’attività di possibile contaminazione probatoria”. Lo scrivono i giudici di Milano riferendosi alla protesta che inscenò la ragazza davanti al tribunale convocando la stampa lo scorso aprile per difendere se stessa e Berlusconi. Il collegio fa notare come Ruby lesse un testo dal “linguaggio particolarmente tecnico”, per sua stessa ammissione “preparato da altri”, non “è noto da chi”.

Infine Giuliante. L’ex avvocato di Ruby per il tribunale rivelò proprio a Berlusconi il contenuto “dell’anomalo interrogatorio” a cui la giovane venne sottoposta nell’ottobre 2010. Il Cavaliere “a sua volta rendeva partecipi delle notizie apprese vari personaggi del suo entourage, tra cui Nicole Minetti”. Nell’interrogatorio a Karima vennero chieste notizie coperte da segreto istruttorio.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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