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Hanno corrotto e si sono fatte corrompere. E ora sono tutti sotto indagine. Silvio Berlusconi, i suoi difensori (gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo), Ruby e alcune ‘olgettine’. In tutto sono 45 gli iscritti nel registro degli indagati a Milano nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Ruby ter, che nasce in seguito alle motivazioni dei giudici sui procedimenti Ruby 1 e Ruby 2. L’elenco comprende, tra gli altri, le gemelle De Vivo, Iris Berardi, Barbara Faggioli e Marystelle Polanco, il padre di Ruby, il compagno della giovane marocchina Luca Risso, alcuni esponenti politici come Maria Rosaria Rossi, Licia Ronzulli e Valentino Valentini, Mariano Apicella, Carlo Rossella e Danilo Mariani. Iscritta anche Giorgia Iafrate, la funzionaria della questura che si trovò di fronte Ruby la sera tra il 28 e il 29 maggio 2010. La loro iscrizione segue la trasmissione degli atti da parte del tribunale di Milano con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari, in particolare dei testimoni. Le ragazze che hanno partecipato alle cene eleganti di Arcore sono accusate dagli inquirenti perché, come ha indicato il Tribunale, sarebbero state corrotte dall’ex premier Silvio Berlusconi per testimoniare a suo favore nei processi. Il Cavaliere, in pratica, a sentire gli inquirenti teneva a libro paga le ragazze, almeno fino a poco tempo fa

A renderlo noto è stato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati che, in uno stringato comunicato stampa, ha dato la notizia e ha parlato di “atto dovuto”. Altra novità è il nome dei magistrati che seguiranno l’inchiesta, ovvero il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e al pm Luca Gaglio. Non Ilda Boccassini, quindi. Il motivo è stato spiegato dallo stesso Bruti Liberati: “Mi ha segnalato che ha altri impegni più pressanti in questo momento” ha detto il procuratore della Repubblica di Milano, che ha anche sottolineato come “ora saranno fatte le indagini necessarie e non credo che ci sia una ragione per procedere con il rito immediato“.

Secondo quanto indicato dalla quinta sezione penale del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza, Silvio Berlusconi è “gravemente” indiziato del reato di “corruzione in atti giudiziari” per aver pagato il silenzio non solo delle ragazze chiamate a testimoniare sulle serate ad Arcore, ma anche e soprattutto di Ruby alla quale – questa è l’ipotesi – avrebbe promesso “un ingente compenso se avesse taciuto o ‘fatto la pazza’”. In questo contesto di “contaminazione probatoria”, così definito dal Tribunale, la ragazza ha detto al telefono, intercettata, che stava aspettando “5 milioni” di euro dall’ex presidente del Consiglio. Il Cavaliere, secondo i giudici, è “colui che elargiva le somme di denaro”, circa 2500 euro al mese per ciascuna delle 18 ragazze, ora indagate per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari, che hanno preso parte alle serate di Arcore. Versamenti che Berlusconi, secondo quanto riporta oggi la Repubblica, avrebbe sospeso da qualche mese, dalla fine dello scorso anno.

L’accusa di corruzione in atti giudiziari, oltre al leader di Forza Italia, riguarda anche gli storici difensori Ghedini e Longo ed è relativa, in particolare, alla convocazione delle ‘olgettine’ ad Arcore datata 15 gennaio 2011 (all’indomani delle perquisizioni della Procura di Milano) in vista delle loro deposizioni al processo “a favore” dell’ex premier. I due legali sono indagati, in particolare, “per aver partecipato nella loro qualità di difensori” del Cavaliere alla riunione del 15 gennaio 2011. Diciotto le ragazze che hanno risposto alla convocazione e si sono presentate a Villa San Martino quel giorno. Berlusconi, inoltre, avrebbe corrotto anche un’altra giovane, la giornalista di Mediaset Silvia Trevaini, la quale, oltre al compenso mensile, ha ricevuto il “regolare stipendio” e, nel corso degli anni, una serie di extra, cifra intorno agli 800mila euro, che le sono serviti per acquistare prima un appartamento a Milano Due poi uno nel pieno centro di Milano. In più, per lei l’ex premier avrebbe comprato varie “autovetture”.

Appena appresa la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, Berlusconi è tornato ad attaccare il sistema giudiziario italiano. Per l’ex premier, “chiunque in Italia voglia vedersi riconosciuta da un magistrato una propria ragione deve aspettare anni ed anni. Talvolta un decennio e più. E hanno il coraggio di chiamare tutto ciò giustizia!” ha detto il leader di Forza Italia, secondo cui “nell’Italia di oggi potremmo tranquillamente dire: ‘La legge è ugualmente ingiusta per tutti i cittadini‘”.

Sulla questione è intervenuto anche il senatore di Forza Italia Lucio Malan: “Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi e i suoi avvocati è un altro atto di giustizia staliniana. Non solo la vittima della persecuzione è ritenuta colpevole in partenza, ma si arriva al punto di processarlo ulteriormente se osa difendersi, e ovviamente gli avvocati, condividono la sua stessa sorte per averlo aiutato nel ‘reato’ di difendersi”. Per Malan – che confonde l’iscrizione nel registro degli indagati con il rinvio a giudizio – “nel frattempo, coloro che hanno osato testimoniare in suo favore, pur essendo molto più numerosi di chi ha testimoniato contro, vengono messi sotto processo per falsa testimonianza. Il prossimo passo sarà di condannare i familiari che non potevano non sapere che il loro congiunto tramava contro l’Unione Sovietica“.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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