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di Riccardo Pizzorno per @SpazioEconomia

Analisi approfondite condotte da esperti di urbanistica predicono che entro il 2050, la popolazione globale residente in aree urbane raddoppierà e il 70% degli abitanti della terra risiederanno nelle città, richiedendo un’urbanizzazione su larga scala, e in tempi impressionanti. Un’area urbana progettata in modo da creare sviluppo economico e alta vivibilità, attraverso l’impiego della tecnologia integrata e l’ottimizzazione delle risorse principalmente negli ambiti chiave della mobilità, comunicazione, economia, lavoro, ambiente, amministrazione ed edilizia. Questa è in sostanza la definizione di una Smart city.

Le Smart cities sono nate come concetto collegato a un progetto più ampio e ambizioso: nel 2008, nel pieno della crisi finanziaria globale. Ibm avviò un piano di promozione delle soluzioni tecnologiche per dar vita a un approccio smart alle problematiche che affliggono la crescita economica, avviando un cambiamento nella filosofia progettuale delle città. Si cominciò ripensando a un piano urbanistico che, grazie alle nuove tecnologie, permettesse di usufruire di tutti i servizi presenti in modo rapido ed intuitivo. Via libera quindi alle reti wi-fi pubbliche, al cloud computing di massa, alla fruibilità di mezzi e servizi per chiunque giunga in città.

L’universo delle app urbane è il segnale più evidente di questa evoluzione. Per esempio, Waze contribuisce a far funzionare meglio il traffico grazie alle segnalazioni degli utenti. Oppure Open table, permette ai clienti di prenotare direttamente il ristorante. Le connessioni telematiche e l’accesso dei consumatori scatenano potenzialità notevoli, anche dal punto di vista economico. Per fare un esempio vi è Trash track, un sistema che attraverso etichette elettroniche permette di seguire a distanza il percorso di campioni di spazzatura. Infatti, non tutti i rifiuti vengono indirizzati agli impianti di riciclaggio più opportuni e alcuni campioni percorrono inutilmente molti chilometri. Le informazioni raccolte assicurano uno smaltimento più corretto e aiutano a risparmiare risorse.

Tuttavia, anche se l’idea di Smart city si fonda principalmente sull’impiego di tecnologie moderne, la città intelligente è molto più di una “città digitale”. Una metropoli si considera “smart” quando gestisce in modo innovativo le sue risorse economiche e ambientali, le politiche abitative e i trasporti, le relazioni tra le persone e i metodi di amministrazione.

Dal punto di vista ambientale, le Smart cities  puntano su uno sviluppo urbanistico eco-sostenibile, utilizzando la tecnologia per ridurre l’inquinamento o per generare energia alternativa. A Londra, ad esempio, nel quartiere di Canary Wharf e nel centro commerciale Westfield, viene impiegata la tecnologia Pavegen, che trasforma in energia elettrica i passi delle persone sulla pavimentazione. Città del Messico, invece, ha sperimentato per prima l’utilizzo di pannelli “mangia-smog” sulle facciate degli edifici, per ridurre l’inquinamento.

Tra le città più “intelligenti” ci sono naturalmente anche quelle che investono su forme di mobilità sostenibile. Alcune capitali europee, come Amsterdam, Parigi, Copenaghen e Stoccolma, incentivano il bike e il car sharing e le auto elettriche. Tra le Smart cities figurano inoltre quelle città in cui una governance attenta da parte delle istituzioni, e un elevato livello di produttività migliorano la vita degli abitanti. Tra le metropoli europee il podio spetta a Berlino, all’avanguardia nell’ambito occupazionale e creativo, in particolare per le politiche giovanili.

Oggi le smart cities in Italia sono un insieme di realtà difficili da collegare e spesso anche da individuare. Secondo i dati dell’Anci, che alle “città intelligenti” italiane ha dedicato un Osservatorio ad hoc, ad oggi sono stati lanciati più di 1.400 progetti che coinvolgono 15 milioni di cittadini in 160 comuni. I settori che contano più progetti sono quelli relativi alla mobilità, all’ambiente e alla partecipazione dei cittadini mentre il più finanziato risulta essere quello dedicato alla pianificazione e alla governance.

Italian smart cities è la piattaforma nazionale promossa e realizzata da Anci che raccoglie le esperienze progettuali implementate dalle città italiane nell’ottica smart. Essa in sostanza è uno strumento operativo di mappatura, raccolta e catalogazione degli interventi progettuali sulle città intelligenti in tutto il territorio nazionale. Ha l’obiettivo di offrire un supporto a comuni di ogni dimensione sia in termini di idee ed esperienze da replicare, sia per la creazione di una rete di soggetti in grado di promuovere innovazione nei territori.

Attualmente questo progetto costituisce il più completo punto di raccolta esistente in Italia delle iniziative di innovazione urbana avviate da comuni e imprese sui temi dell’efficientamento energetico, della mobilità sostenibile, dell’agenda digitale, dell’innovazione sociale, della governance urbana. Non una semplice vetrina, ma un vero e proprio strumento di lavoro che ha l’obiettivo di alimentare lo scambio di conoscenza fra le amministrazioni, attraverso la messa a disposizione di informazioni e dati di dettaglio utili a supportare il riuso dei progetti in altri contesti.

L’articolo Smart cities, non solo risparmio e tecnologia proviene da Il Fatto Quotidiano.

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