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Prima lo strappo in commissione, con la decisione di non votare il parere favorevole alla delibera sullo stadio della Roma, fra gli sguardi torvi dei suoi colleghi di partito. Poi una serie di dichiarazioni incrociate molto forti, fino al provvedimento ufficiale. Il Movimento 5 stelle sceglie la linea dura nei confronti di Cristina Grancio, la consigliera anti-stadio della Roma che negli ultimi mesi aveva guidato la fronda interna al gruppo in Comune: sospesa a tempo indeterminato dal Movimento, in attesa del procedimento disciplinare. Il primo passo verso una possibile espulsione, il primo pezzo che rischia di staccarsi dal gruppo in Comune nella Capitale.

Alla fine i malumori nel Movimento romano su Tor di Valle, latenti da quando si è cominciati a discutere del progetto in autunno e ben visibili già nella famosa riunione notturna in Campidoglio con tanto di conta interna di cui IlFattoQuotidiano.it aveva svelato i retroscena, sono esplosi definitivamente quando si è arrivati al momento decisivo. Quello del voto: oggi la delibera 38/2017  (che aggiorna l’interesse pubblico, mutando il quadro delineato da quella vecchia della giunta Marino) è stata licenziata dalle varie commissioni, per approdare la settimana prossima in Assemblea Capitolina per il voto finale. E lo scontro, inevitabile viste le posizioni già espresse alla vigilia, si è consumato nella Commissione Urbanistica, di cui Cristina Grancio è anche vicepresidente. La consigliera “ribelle” ha spiegato perché non avrebbe potuto votare il parere favorevole: “Si è deciso che quest’accordo sta bene alla maggioranza e io dal punto di vista politico ho anche metabolizzato questa decisione. Ma la politica non può prevalere sulla legge: la delibera presenta troppi profili di possibili illegittimità che andrebbero approfonditi prima di esprimersi”.

I dubbi sono gli stessi espressi anche dalla base del Movimento, nei Municipi come nel tavolo coordinato dall’attivista Francesco Sanvitto e perfino in un parere stilato dal giudice Ferdinando Imposimato: il vincolo della soprintendenza sull’ippodromo, le modalità di acquisizione da parte dei terreni, la situazione finanziaria di Eurnova. La Grancio chiedeva almeno di aggiornare la seduta alla settimana prossima, per parlare col curatore fallimentare della società proponente e chiarire alcune questioni. Ma di fronte alla volontà di andare avanti subito, ha preferito lasciare la commissione: “Non mi interessa se Pallotta (James, presidente dell’As Roma, ndr) preme, io non me la sento di prendermi questa responsabilità”, ha detto prima di uscire. Seguita poi dai membri di Pd e Lista Marchini, tanto che la maggioranza (azzoppata) è stata costretta ad approvarsi da sola il parere.

La consigliera aveva scelto di andarsene, e non votare proprio contro, forse anche per evitare una frattura insanabile. Ma non è bastato: il dissenso espresso comunque in maniera esplicita è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I rapporti con il resto del gruppo erano tesi da tempo. Già a gennaio era stata ventilata l’ipotesi di un suo allontanamento (ora emerge che c’era stato anche un primo “interrogatorio” dopo un post di dissenso pubblicato su Facebook), e nell’ultima riunione di maggioranza di inizio settimana erano volte parole forti, minacce, persino qualche insulto. L’abbandono della commissione, stavolta, non è stato digerito dagli altri componenti, come avevano lasciato presagire le parole del capogruppo Paolo Ferrara: “La Grancio non sa quel che dice”. Poco dopo è arrivata la sospensione, decisa dai vertici del Movimento e comunicata via mail alla diretta interessata, senza neppure un colloquio chiarificatore di persona. “Agli amici pentastellati che mi sospendono per aver cercato di andare oltre i dubbi, dico: ‘O avete le idee confuse, o siete in malafede’”, la sua reazione a caldo.

La Grancio viene sospesa a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 4 del regolamento del Movimento, “nelle more dell’avvio della fase istruttoria del procedimento disciplinare”. Ovvero sarà presto “processata” dai probiviri. Una decisione, quella presa dai vertici del M5s, che trova d’accordo Ferrara: “Penso che abbiano fatto bene ad affrontare una problematica che meritava di essere attenzionata: certi atteggiamenti reiterati non potevano essere più ignorati”, commenta a IlFattoQuotidiano.it, senza sbilanciarsi sulla sanzione. “Espulsione? Non lo so, decideranno gli organi competenti. Bisogna capire se è possibile ricondurre la situazione all’interno del gruppo, altrimenti i provvedimenti diventano inevitabili”.

Il Movimento ha scelto di utilizzare il pugno di ferro, forse anche come monito nei confronti degli altri consiglieri (ce ne sono almeno un paio sulle barricate) alla vigilia del voto decisivo in assemblea. “Sono convinto che il Movimento ci arriverà compatto, unanime”, aveva assicurato Ferrara. E potrebbe avere ragione: chi non era d’accordo, del resto, non ne fa più parte. Almeno per il momento.

Twitter: @lVendemiale

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