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Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono indagati per le stragi di mafia del 1993 come possibili mandanti occulti degli attentati a Firenze, Roma e Milano. La procura del capoluogo toscano ha già ottenuto dal gip la riapertura del fascicolo chiuso nel 2011. I nuovi accertamenti della Direzione investigativa antimafia riguardano le intercettazioni dei colloqui tenuti in carcere dal boss Giuseppe Graviano, iscritto nel registro degli indagati per violenza o minaccia ad un corpo politico dello Stato nel fascicolo stralcio dell’inchiesta sulla Trattativa. Più di cinquemila pagine di conversazione, tutte registrate tra il 19 gennaio 2016 e il 29 marzo del 2017 in cui il mafioso di Brancaccio si confida con il camorrista Umberto Adinolfi.

Le intercettazioni – “Ascoltato” durante l’ora d’aria per mesi, per i pm Graviano avrebbe in più occasioni fatto cenno o chiamato in causa Silvio Berlusconi, dal padrino definito col diminutivo “Berlusca”. “Non ha mai pronunciato quella parola”, ha dichiarato nei giorni scorsi il legale di Dell’Utri, l’avvocato Giuseppe Di Peri, che ha incaricato un esperto di riascoltare i dialoghi registrati arrivando a conclusioni assai diverse. Il nastro è stato depositato agli atti del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui Dell’Utri è imputato. La parole detta dal boss, per il tecnico della difesa, sarebbe “benissimo” o “bravissimo”. Una differenza non di poco conto visto che, secondo l’accusa, Graviano avrebbe sostenuto, parlando col co-detenuto Umberto Adinolfi, che “Berlusca” avrebbe ricevuto una cortesia da Cosa nostra. E che in cambio la mafia avrebbe, per l’ex premier, fatto le stragi. “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo c’è stata l’urgenza. Lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”, è la frase trascritta dall’esperto della Procura. Linguaggio criptico che per i pm è una chiara allusione alle stragi del ’92 che vedrebbero l’allora imprenditore, già intenzionato a scendere in campo, come ispiratore e la mafia come esecutrice, nel tentativo di dare una spallata alla vecchia politica, già in bilico per Tangentopoli.

Nei suoi dialoghi con Adinolfi, Berlusconi viene descritto da Graviano come un traditore. “Quando ha iniziato negli anni ’70 ha iniziato con i piedi giusti, mettiamoci la fortuna che si è ritrovato ad essere quello che è. Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore”, racconta il boss ad Adinolfi. Un Berlusconi ingrato, quello descritto da Graviano, che lascerebbe marcire al carcere duro persone innocenti che per lui si sono sacrificate, dunque, mentre sarebbe disposto a pagare il silenzio delle “buttane“, dice il capomafia.

L’articolo Stragi di mafia: Berlusconi e Dell’Utri indagati a Firenze nell’inchiesta sui mandanti occulti proviene da Il Fatto Quotidiano.

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