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“L’abbandono dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno fu traumatico in quanto il Meridione rimase senza punti di riferimento. Tuttavia l’impressione è che il trauma non fu quasi avvertito in quanto la crisi di quella vicenda era cominciata tempo prima. Ma il nostro problema non credo sia riproporre quella fase storica. Piuttosto c’è bisogno, nel momento in cui il Mezzogiorno ha rialzato la testa, di una ripresa di responsabilità da parte dello Stato centrale che deve interagire sempre più con le realtà istituzionali locali. Anche per uscire dai soliti luoghi comuni”.
Non usa mezzi termini Claudio De Vincenti, ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, intervenuto al convegno dal titolo “La questione meridionale tra presente e futuro”, tenutosi presso il Centro Olimpico Federale Fijlkam “Matteo Pellicone” di Ostia (Roma).
Nel corso dell’incontro, organizzato dall’associazione Campani in Tiberi (sorta nel 2013 grazie alla volontà di un gruppo di professionisti di affrontare lo storico problema del Mezzogiorno) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, di Biotechnology medical technologies, di Chiaro udito apparecchi acustici e della Banca di Credito cooperativo di Roma, è stato fatto il punto sul recepimento della legge 3 agosto 2017, n. 123, relativa alle “Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno”, e sull’uscita dalla crisi economica: il Sud adesso viene visto in modo diverso, nonostante la grande emergenza sociale.
Basti pensare ad esempio a quanto riportato nel rapporto Svimez 2017: se la Pubblica amministrazione del Sud sconta un forte ridimensionamento, in termini di risorse umane e finanziarie, con 21.500 mila dipendenti in meno e una spesa pro capite corrente consolidata pari al 71,2% di quella del Centro-Nord, di contro crescono in generale i posti di lavoro, anche se si registra “un drammatico dualismo generazionale, al quale si affianca un deciso incremento dei lavoratori a bassa retribuzione”. Tuttavia, le previsioni per il 2017 e il 2018 “confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord”. Nelle stime dello Svimez, aggiornate a ottobre, si legge che nel 2017 “il Pil italiano cresce dell’1,5%, risultato del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud”. Nel 2018 il tasso di crescita del Pil nazionale si attesterà “al1’1,4% con una variazione territoriale dell’1,4% nel Centro-Nord e dell’1,2% al Sud”.
All’evento, moderato da Giuseppe Acocella, ordinario di filosofia morale all’Università di Napoli Federico II, e aperto dal saluto del presidente di Campani in Tiberi, Rocco Colicchio, sono intervenuti Adriano Giannola, presidente della Svimez; Massimo Milone, responsabile di Rai Vaticano, e di Giuseppe Ammassari, già direttore generale del Ministero dell’Industria; Paola Casavola, responsabile dell’Unità di valutazione e verifica degli investimenti pubblici del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica; Massimo Sabatini, direttore delle politiche regionali di Confindustria; Gerardo Bianco, presidente dell’Associazione per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia; Giuseppe Bruno, presidente di Confindustria di Avellino e Michele Bove, presidente operativo di Campani in Tiberi.

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