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Troppe persone in poco spazio e le transenne proprio non dovevano essersi lì in piazza San Carlo a Torino quando una folla impazzita, attivata probabilmente attivata dalla paura di un attentato, si mosse come un’onda di tsunami travolgendo e lasciando ferite tante persone. Una della quali, una donna di 38 anni, poi non ce l’ha fatta. Il giorno dopo i venti avvisi di garanzia per disastro, lesioni e omicidio colposi dalle carte dell’inchiesta emerge il quadro di un evento organizzato troppo in fretta, male e in ritardo. Il 3 giugno c’era la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid e in piazza c’erano 40mila persone.

Le accuse della Procura: calcolo capienza sbagliato
Dovevano esserci non più di due persone per metro quadro. Invece ne furono autorizzate quattro. Gli inquirenti ritengono che sia stata violata una regola prudenziale sancita da un decreto del Ministero dell’Interno del 2001. La capienza della piazza fu calcolata in maniera sbagliata, senza tenere conto di una serie di fattori: le transenne, per esempio, non potevano essere rimosse tempestivamente perché, per problemi di budget, gli organizzatori non avevano allestito un servizio steward. In piazza San Carlo, così, fu autorizzata una capienza massima di 40mila persone, numero considerato “pericolosamente esorbitante” e superiore alla cosiddetta soglia di panico incipiente.  E proprie quelle transenne sono state fatali per Erika Pioletti, la trentottenne di Domodossola che quella sera accompagnò il fidanzato a vedere la proiezione su maxischermo. “Cercava rifugio dalla calca sotto i portici di piazza San Carlo nel tentativo di non essere travolta” perché, “dato il transennamento”, non poteva scappare. Secondo gli inquirenti le transenne non furono rimosse dal personale che avrebbe dovuto presidiarle. Quindi “costituirono una barriera contro la quale le persone venivano travolte da quelle alle loro spalle che, per mancanza di sbocchi, a loro volta cadevano al suolo, dove c’erano contenitori di vetri rotti”.

L’affidamento dell’evento il 26 maggio
Secondo quanto riportato da La Stampa il Comune decide di allestire il maxischermo il 26 maggio. La sindaca Chiara Appendino incarica il suo ufficio di gabinetto che passa la palla a Turismo Torino, l’agenzia di promozione della Città. Per chi indaga quindi è il comune che ha organizzato ed è quindi responsabile. La prima cittadina avrebbe dovuto “sovrintendere al corretto funzionamento dei servizi e degli uffici e alla corretta esecuzione degli atti”. Come avrebbe 
dovuto fare il capo di gabinetto Paolo Giordana, che ha lasciato la poltrona poco meno di due settimane fa. Si avvia la procedura e viene organizzato l’evento “con modalità irrituale, inconsueta, anomala e al di fuori delle procedure”. 

Aggiunte transenne, non furono vietati gli alcolici
Turismo Torino però incarica un architetto che, secondo la Procura, “non assicurava livello di professionalità affidabile”: si prevedono 40mila persone quando la legge ne imporrebbe la metà e viene stilato un piano di evacuazione che di fatto, con la presenza di transenne e pochi addetti, trasforma la piazza in una trappola. Errori che non vengono corretti da nessuno: né ente organizzatore né dalla commissione di vigilanza della prefettura. Il questore Angelo Sanna e il suo capo di gabinetto Michele Mollo quindi autorizzano l’evento. Inoltre non impongono al comune di emanare un’ordinanza per limitare la vendita di alcolici e vietare la presenza di bottiglie in vetro, ordinanza che avrebbe dovuto essere firmata dalla sindaca che ha la delega alla Sicurezza. Infine chi era in piazza non si rende conto  che una evacuazione sarebbe stata difficile e anzi fa aggiungere transenne che non dovrebbero esserci.

L’articolo Torino, piazza San Carlo – L’atto di accusa della Procura: da capienza a transenne. Così Erika non riuscì a scappare da folla proviene da Il Fatto Quotidiano.

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