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Il nome dell’imprenditore Giuseppe ‘Pino’ Settanni sarà ricordato nella storia della 18° legislatura come quello da cui è scaturita una rissa in Parlamento in occasione del primo provvedimento del nuovo governo arrivato in aula. Nella fattispecie, si trattava della seduta sulla scelta dell’immobile che deve ospitare il Tribunale di Bari, in cerca di nuova sede dopo lo sgombero dovuto al rischio crollo della vecchia struttura in via Nazariantz. All’indomani della decisione del ministero della Giustizia (che ha scelto il palazzo ex Inpdap di via Oberdan, di proprietà di Settanni), sui giornali e alla Camera è montata la polemica per il passato dell’immobiliarista barese e per le modalità d’acquisto del palazzo in questione. Vicende giudiziarie (Settanni è stato più volte indagato, ma la sua fedina penale è sempre rimasta pulita) e questioni di affari. Il diretto interessato oggi ha deciso di raccontare la sua versione a ilfattoquotidiano.it.

Sulla stampa e nel dibattito parlamentare lei è “colui che prestava soldi al clan”?
Confesso che ho fatto fatica a comprendere che si parlasse di me. Il processo Domino si è svolto qualche anno fa, il dibattimento era pubblico, la mia vicenda è nota a tutti – giornalisti, magistrati, avvocati, parlamentari e non – perché sono stato ascoltato come testimone durante le indagini e in udienza. A suo tempo ne hanno parlato gli organi di informazione locali, compresa Repubblica, e nessuno ha mai neppure vagamente adombrato un qualsiasi mio rapporto con la criminalità. Farlo adesso, per ragioni che non riguardano né me, né la mia società, è semplicemente assurdo.

Per sua stessa ammissione, lei ha prestato una ingente somma di denaro a Michele Labellarte, poi considerato dagli inquirenti il cassiere del clan Parisi. Non sapeva nulla?
Ovviamente no. Conoscevo Michele Labellarte da moltissimi anni. Abbiamo abitato entrambi a Valenzano, un piccolo paese in provincia di Bari, e ci siamo frequentati per qualche tempo perché le nostre fidanzate erano amiche. L’ho aiutato in un momento di difficoltà economica come ho fatto con tanti amici meno fortunati di me. Del resto ho raccontato nel processo di essere stato successivamente prelevato da un gruppo di pregiudicati e di essere così venuto a sapere che Labellarte era loro debitore. Poco dopo, Michele Labellarte è morto di cancro.

Immaginava che il suo rapporto di amicizia con Gianpaolo Tarantini le avrebbe creato dei problemi?
Io non ho mai avuto rapporti di amicizia né tantomeno di affari con Gianpaolo Tarantini. Quello che lui ha detto di me – definendomi in una intercettazione telefonica l’unico amico di cui si poteva fidare – dipende dal fatto che, a differenza di moltissimi altri, quando lui è diventato amico di Silvio Berlusconi non gli ho chiesto nulla, così come quando è caduto in disgrazia non mi sono affrettato a prendere le distanze. Non ne ho avuto bisogno proprio perché non siamo mai stati particolarmente vicini.

Quando ha acquistato l’immobile poi scelto come sede del Palagiustizia? Ha partecipato a una asta?
Anche questa storia è ai limiti del surreale. L’atto pubblico è stato perfezionato ad aprile, ma le trattative risalgono a ottobre dello scorso anno e la società della quale sono amministratore ha perfezionato l’offerta irrevocabile di acquisto il 13 novembre 2017, molto prima dell’emergenza giudiziaria barese. Aggiungo che l’immobile era in vendita da molti anni ed era stato acquistato da noi nella prospettiva di mutarne la destinazione da uffici a residenze, come risulta dalle relazioni depositate in Banca a gennaio 2018, in tempi non sospetti: destinazione che sarebbe stata incompatibile con l’allocazione degli uffici giudiziari. Successivamente abbiamo offerto lo stesso immobile per un’altra ricerca di mercato relativa ad una società pubblica. Anche in questo caso, si tratta di atti ufficiali.

Immaginava che ci sarebbe stato tanto clamore mediatico dopo l’assegnazione dell’immobile?
Se lo avessi immaginato, non avremmo mai avanzato l’offerta. Ma ricordo agli smemorati e ai distratti che quando il tribunale di via Nazariantz è stato dichiarato inagibile ed è stata avviata la ricerca di mercato per individuare una soluzione provvisoria, tutti i proprietari di edifici potenzialmente idonei all’uso sono stati sollecitati a partecipare, per trovare al più presto una soluzione alla paralisi. Che adesso ci facciano passare per speculatori questo no, non lo posso accettare.

L’articolo Tribunale Bari, parla l’imprenditore contestato: “Nessun rapporto con i clan. Vicenda già nota, ora strumentalizzata” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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