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L’amministrazione Trump ha scelto di “diffamare me e l’Fbi, e ha mentito su di me e sull’Fbi. L’Fbi è e sarà sempre indipendente”. “Non c’è alcun dubbio che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane. Ma ho fiducia che nessun voto sia stato alterato”. E’ iniziata con un doppio j’accuse l’audizione dinanzi alla commissione intelligence del Senato dell’ex capo dell’Fbi, James Comey sul tema del Russiagate, seguita in diretta tv da tutti i principali media Usa. Ma “non sta a me dire se c’è stata ostruzione alla giustizia” da parte del presidente Trump, ha specificato Comey, in relazione alle accuse che lui stesso ha rivolto al capo della Casa Bianca: “Trump mi chiese di fermare l’inchiesta su Flynn”, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale dimessosi per i rapporti avuti con funzionari del Cremlino. L’ostruzione di giustizia è uno dei reati per il quale si potrebbe ricorrere all’impeachment del presidente.

Sul punto Comey ha specificato i contenuti delle rivelazioni che lui stesso aveva fatto: “Spero che tu possa trovare il modo di lasciar andare Flynn – avrebbe detto Trump al direttore dell’Fbi secondo la testimonianza scritta presentata alla Commissione e fatta trapelare mercoledì – è un brav’uomo. Spero che tu possa lasciar cadere l’indagine”. Alla domanda se Donald Trump o qualche esponente dell’amministrazione abbia chiesto di fermare l’inchiesta del Bureau sulle interferenze russe nelle elezioni Usa, Comey ha risposto con un “no“. Per poi argomentare: “”Ho preso le parole di Donald Trump come un’indicazione di quello che voleva che io facessi”. “Non le ha ordinato di interrompere l’indagine, vero? Ha usato la parola ‘spero’, lei conosce qualcuno che è stato condannato per aver detto che sperava qualcosa?”, lo ha incalzato il senatore repubblicano. “La ragione per cui continuo a ripetere le sue parole è perché le ho prese come una direzione, questo era il presidente degli Stati Uniti, l’ho presa come un’indicazione”, ha replicato l’ex direttore dell’Fbi.

“Ho visto il tweet sulle registrazioni, Dio se spero che ci siano quei nastri”, ha detto quindi Comey rispondendo alla domanda sul fatto che su Twitter nelle scorse settimane Trump ha insinuato che le conversazioni fra lui e Comey potrebbero essere state registrate. Perché non ha subito fatto presente al presidente che riteneva le sue richieste inopportune? “Ero così sconvolto da quella conversazione, che continuano a ripeterla nella mia mente, mi ricordo che dissi che ero d’accordo sul fatto che lui fosse una brava persona – ha detto riferendosi a Flynn – e poi ho detto ‘non sono d’accordo con quello che mi chiede di fare“‘.

“C’è stato uno sforzo massiccio da parte di Mosca di colpire le elezioni presidenziali americane – ha detto Comey – e l’Fbi seppe dei tentativi di hackeraggio da parte dei russi alla fine del 2015″.
“Ad essere colpiti – ha spiegato l’ex numero uno dell’Fbi – centinaia di obiettivi, di entità nel tentativo di compromettere il processo elettorale”. “L’amministrazione Obama cercò quindi di fare di tutto per contrastare questi cyberattacchi”.

L’articolo Trump, Comey in audizione al Senato: “Ha mentito su di me e l’Fbi. Voleva che lasciassi cadere l’indagine su Flynn” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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